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sabato 29 agosto 2015

Lo Dzerby - Corma di Machaby

Questa volta io, Mauro e Luca. Con due mezze corde da 60 m gentilmente prestateci dal CAI. Abbiamo in mano le relazioni di Mitico Vento, Urca Urca e Lo Dzerby, ma alla fine decidiamo di percorrere quest’ultima. Per me, è la prima volta che affronto una via che sale il paretone di Arnad.
In dieci minuti di sentiero (dal posteggio: continuare a camminare sulla strada asfaltata, sorpassare l’osteria e prendere il sentiero sulla sinistra, appena dopo i servizi igienici) incontriamo dei muri in pietra di vecchie costruzioni, sulla sinistra. Ancora pochi passi e ci troviamo di fronte la parete di Machaby, osservando, da sinistra a destra, Lo Dzerby, Mitico Vento e Urca Urca.
La relazione della via di http://www.montagnapertutti.it/ è fatta bene, ma non condivido alcune cose, per cui ne faccio una anch’io. Le incongruenze che ho colto potrebbero essere legate al fatto che essa ha qualche anno e quindi nel frattempo potrebbe esser cambiato qualcosa.
Il cartellino con il nome della via segna 12 lunghezze con una difficoltà massima di 5a. Di tiri io ne ho contati 13, mentre il tiro chiave è di sicuro più duro di 5a.
1° tiro (25 m; 8/9 spit; 5a). Parto io per la prima lunghezza, un bel muro verticale ma non troppo di gneiss stupendo che invita a collaudare l’ ottima tenuta delle scarpette con passi in aderenza. Il muro è alto una quindicina di metri e sulla destra presenta le prese migliori. Si arriva su una cengia e si prosegue su un altro muro sulla sinistra, che abbiamo trovato bagnato e infido in uscita. Il passo di 5a è proprio in uscita.
Il primo tiro
2° tiro (25 m ca; 3 spit; 3a). Nulla di rilevante, è una camminata su placca fino alla sosta, con qualche passaggio tra ciuffi d’erba.
3° tiro (35 m ca; 5 spit; max 4b). La partenza è alquanto unta, forse un tempo era 3c, ora è almeno un IV, a mio avviso. Ad ogni modo, si prosegue dritti finchè la parete non si alza per un bel muretto tanto verticale quanto facile e divertente, per poi piegare a destra ancora su placca fino al terrazzo pattugliato dal nano di guardia posto sotto un tettuccio.
La relazione che avevamo dava questo tiro per 30 m e quello precedente per 20 m. Essendo entrambi più o meno dello stesso grado, e avendo noi due mezze da 60 m, abbiamo deciso di unirli, ma la corda non ci è bastata. Meglio allora fermarsi alla sosta tra il secondo e il terzo tiro, a meno che non si abbia una singola da 70 m: in quel caso la corda basta per un pelo.
4° tiro (45 m; 12 spit; max 5b). Partenza atletica per un piccolo tetto di 5b ben ammanigliato e anche azzerabile. Da lì in poi le difficoltà si abbassano drasticamente, ma il tiro è egualmente bello se non di più: si prosegue in diagonale verso sinistra tutto il tempo facendo attenzione ad eventuali appigli pieni d’acqua. Lungo il tratto di traverso conviene magari allungare qualche rinvio per evitare che la corda faccia troppo attrito. Finito il traverso si continua a salire dritti fino alla comoda sosta.
5° tiro (40 m; 9/10 spit; max 5c). Tiro chiave della via. Lo salgo ancora io, in diagonale verso sinistra su una placca povera di appoggi (2 spit) ma con la solita buona tenuta che caratterizza questo tipo di roccia.
la partenza del quinto tiro
Arrivo poi ad una cengia e da lì riparto per una placca un po’ liscia, che ho trovato più dura di quella precedente, e che obliqua verso destra. Si arriva ad un terrazzino più o meno sulla verticale della sosta appena lasciata e si risale con elegante arrampicata un muro verticale ricco di appigli che piega a sinistra fino al pianetto in cui si trova la catena. (Volendo si può proseguire per qualche metro fino al muro successivo alla cui sinistra sono presenti due spit). Anche questo tiro bellissimo.
Inizia ora la parte meno bella della via.
6° tiro – trasferimento (40 m; 2/3 spit; III-II). Ora passa in testa Mauro. Si supera un primo muretto sulla destra per poi proseguire su placca abbattuta e poi su tracce di sentiero. Si può sostare su un albero oppure continuare fino alla base della parete da cui parte il tiro successivo. Lungo tutto il tiro ci sono alcuni spuntoni su cui è possibile integrare.
7° tiro (45 m; 6 spit; 4a). La relazione che ho in mano parla di 3b, ma a mio avviso ci sono passaggi di quarto grado. “Si supera un primo salto proseguendo in un diedro canale abbattuto. Si prosegue più verticalmente sino ad un terrazzino. Si risale un muro per altri 7-8 metri sino a raggiungere, verso sinistra, un comodo terrazzino con la sosta”.
8° tiro (45 m; 6 spit; 4b). “Si sale verticalmente per circa 40 metri per poi piegare verso dx. Bella arrampicata che alterna tratti in aderenza con altri più gradinati”. Questo è un tiro a tratti erboso, ma comunque godibile. Ora iniziamo a renderci conto di quanto siamo già saliti.



Guardando giù, verso il posteggio
9° tiro (40 m; 5 spit ca; III). Da questo punto in poi, la relazione che ho in mano e la linea degli spit non vanno più d’accordo. Da questo momento passa in testa Luca, fino alla fine della via. Si prosegue verticalmente seguendo i pochi spit presenti e alla fine del muro si piega a destra fino a raggiungere la catena. Volendo si può proseguire ancora qualche metro sul sentiero e fare sosta sull’albero, in modo da essere più vicini al prossimo tiro.
10° tiro (40 m; 5/6 spit ca; 3c). Dopo il sentiero, si scala un bellissimo diedro canale che alla fine diventa un po’ placcoso, poi si continua a destra fino alla sosta.
I due tiri successivi sono sul 3c e non presentano nulla di rilevante. Solo l’ultima lunghezza mi ha lasciato un po’ perplesso.
13° tiro (35 m). Anche questo tiro è dato come 3c, tuttavia è spittato lungo e soprattutto presenta un’uscita molto più dura di quanto segnato. Secondo me il passo finale si aggira intorno al IV+, è un passaggio di placca con pochi appigli.
L'ultimo tiro
Sulla Corma di Machaby
La via finisce sull’anticima della Corma di Machaby. Quindi si continua a salire per tracce sino ad arrivare in prossimità di vecchi muri a secco dove si trova il sentiero (occhio alle spine) che, verso destra porta brevemente alla sommità.

Da qui si scende verso destra arrivando in prossimità di uno steccato da dove si continua verso sinistra (puntando il monte Coudrey, per intenderci), sempre lungo il sentiero fino a raggiungere il paese fantasma di Machaby. Ad un tratto la strada si biforca: a sinistra la carrozzabile, a destra dell’agriturismo Lo Dzerby il sentiero. Entrambe portano sulla strada sotto il paretone; noi abbiamo scelto il sentiero, ma consiglio si scendere dalla carrozzabile, che sicuramente è mooolto più comoda…
Per concludere: una via godibilissima, lunga, ma purtroppo discontinua. E' la via più facile che sale il paretone di Arnad, con chiodatura buona e ottima roccia. Se doveste fare un giro da quelle parti, teniate conto che Lo Dzerby merita di essere salita.

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