Questa volta io, Mauro e
Luca. Con due mezze corde da 60 m gentilmente prestateci dal CAI. Abbiamo in
mano le relazioni di Mitico Vento, Urca Urca e Lo Dzerby, ma alla fine
decidiamo di percorrere quest’ultima. Per me, è la prima volta che affronto una
via che sale il paretone di Arnad.
In dieci minuti di
sentiero (dal posteggio: continuare a camminare sulla strada asfaltata,
sorpassare l’osteria e prendere il sentiero sulla sinistra, appena dopo i
servizi igienici) incontriamo dei muri in pietra di vecchie costruzioni, sulla
sinistra. Ancora pochi passi e ci troviamo di fronte la parete di Machaby,
osservando, da sinistra a destra, Lo Dzerby, Mitico Vento e Urca Urca.
La relazione della via di http://www.montagnapertutti.it/ è
fatta bene, ma non condivido alcune cose, per cui ne faccio una anch’io. Le
incongruenze che ho colto potrebbero essere legate al fatto che essa ha qualche
anno e quindi nel frattempo potrebbe esser cambiato qualcosa.
Il cartellino con
il nome della via segna 12 lunghezze con una difficoltà massima di 5a. Di tiri
io ne ho contati 13, mentre il tiro chiave è di sicuro più duro di 5a.
1° tiro (25 m; 8/9 spit;
5a). Parto io per la prima lunghezza, un bel muro verticale ma non troppo di
gneiss stupendo che invita a collaudare l’ ottima tenuta delle scarpette con
passi in aderenza. Il muro è alto una quindicina di metri e sulla destra
presenta le prese migliori. Si arriva su una cengia e si prosegue su un altro
muro sulla sinistra, che abbiamo trovato bagnato e infido in uscita. Il passo
di 5a è proprio in uscita.
| Il primo tiro |
2° tiro (25 m ca; 3 spit;
3a). Nulla di rilevante, è una camminata su placca fino alla sosta, con qualche
passaggio tra ciuffi d’erba.
La relazione che avevamo dava questo tiro per 30 m e quello
precedente per 20 m. Essendo entrambi più o meno dello stesso grado, e avendo
noi due mezze da 60 m, abbiamo deciso di unirli, ma la corda non ci è bastata.
Meglio allora fermarsi alla sosta tra il secondo e il terzo tiro, a meno che
non si abbia una singola da 70 m: in quel caso la corda basta per un pelo.
4° tiro (45 m; 12 spit;
max 5b). Partenza atletica per un piccolo tetto di 5b ben ammanigliato e anche
azzerabile. Da lì in poi le difficoltà si abbassano drasticamente, ma il tiro è
egualmente bello se non di più: si prosegue in diagonale verso sinistra tutto
il tempo facendo attenzione ad eventuali appigli pieni d’acqua. Lungo il tratto
di traverso conviene magari allungare qualche rinvio per evitare che la corda
faccia troppo attrito. Finito il traverso si continua a salire dritti fino alla
comoda sosta.
5° tiro (40 m; 9/10 spit;
max 5c). Tiro chiave della via. Lo salgo ancora io, in diagonale verso sinistra
su una placca povera di appoggi (2 spit) ma con la solita buona tenuta che
caratterizza questo tipo di roccia.
![]() |
| la partenza del quinto tiro |
Arrivo poi ad una cengia e da lì riparto
per una placca un po’ liscia, che ho trovato più dura di quella precedente, e
che obliqua verso destra. Si arriva ad un terrazzino più o meno sulla verticale
della sosta appena lasciata e si risale con elegante arrampicata un muro
verticale ricco di appigli che piega a sinistra fino al pianetto in cui si
trova la catena. (Volendo si può proseguire per qualche metro fino al muro
successivo alla cui sinistra sono presenti due spit). Anche questo tiro
bellissimo.
Inizia ora la parte meno
bella della via.
6° tiro – trasferimento
(40 m; 2/3 spit; III-II). Ora passa in testa Mauro. Si supera un primo muretto
sulla destra per poi proseguire su placca abbattuta e poi su tracce di
sentiero. Si può sostare su un albero oppure continuare fino alla base della
parete da cui parte il tiro successivo. Lungo tutto il tiro ci sono alcuni spuntoni su cui è possibile integrare.
7° tiro (45 m; 6 spit;
4a). La relazione che ho in mano parla di 3b, ma a mio avviso ci sono passaggi
di quarto grado. “Si supera un primo salto proseguendo in un diedro canale
abbattuto. Si prosegue più verticalmente sino ad un terrazzino. Si risale un
muro per altri 7-8 metri sino a raggiungere, verso sinistra, un comodo
terrazzino con la sosta”.
8° tiro (45 m; 6 spit; 4b).
“Si sale verticalmente per circa 40 metri per poi piegare verso dx. Bella
arrampicata che alterna tratti in aderenza con altri più gradinati”. Questo è
un tiro a tratti erboso, ma comunque godibile. Ora iniziamo a renderci conto di
quanto siamo già saliti.
| Guardando giù, verso il posteggio |
9° tiro (40 m; 5 spit ca;
III). Da questo punto in poi, la relazione che ho in mano e la linea degli spit
non vanno più d’accordo. Da questo momento passa in testa Luca, fino alla fine
della via. Si prosegue verticalmente seguendo i pochi spit presenti e alla fine
del muro si piega a destra fino a raggiungere la catena. Volendo si può
proseguire ancora qualche metro sul sentiero e fare sosta sull’albero, in modo
da essere più vicini al prossimo tiro.
10° tiro (40 m; 5/6 spit
ca; 3c). Dopo il sentiero, si scala un bellissimo diedro canale che alla fine
diventa un po’ placcoso, poi si continua a destra fino alla sosta.
I due tiri successivi
sono sul 3c e non presentano nulla di rilevante. Solo l’ultima lunghezza mi ha
lasciato un po’ perplesso.
13° tiro (35 m). Anche
questo tiro è dato come 3c, tuttavia è spittato lungo e soprattutto presenta
un’uscita molto più dura di quanto segnato. Secondo me il passo finale si
aggira intorno al IV+, è un passaggio di placca con pochi appigli.
| L'ultimo tiro |
| Sulla Corma di Machaby |
La via finisce
sull’anticima della Corma di Machaby. Quindi si continua a salire per tracce
sino ad arrivare in prossimità di vecchi muri a secco dove si trova il sentiero
(occhio alle spine) che, verso destra porta brevemente alla sommità.
Da qui si scende verso
destra arrivando in prossimità di uno steccato da dove si continua verso
sinistra (puntando il monte Coudrey, per intenderci), sempre lungo il sentiero
fino a raggiungere il paese fantasma di Machaby. Ad un tratto la strada si
biforca: a sinistra la carrozzabile, a destra dell’agriturismo Lo Dzerby il
sentiero. Entrambe portano sulla strada sotto il paretone; noi abbiamo scelto
il sentiero, ma consiglio si scendere dalla carrozzabile, che sicuramente è
mooolto più comoda…
Per concludere: una via godibilissima, lunga, ma purtroppo discontinua. E' la via più facile che sale il paretone di Arnad, con chiodatura buona e ottima roccia. Se doveste fare un giro da quelle parti, teniate conto che Lo Dzerby merita di essere salita.


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