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lunedì 17 agosto 2015

Punta Gnifetti (4554 m) e Punta Zumstein (4563 m)

E’ da tre anni a questa parte che ormai ogni anno mi capita di salire su un 4000. Finora sono sempre andato sul Rosa, che presenta una discreta quantità di cime molto più che abbordabili e quindi alla portata di tutti.
L’anno scorso avevo salito la Parrot (dal colle del Lys) e la Piramide Vincent in compagnia di Riccardo (qui trovate la relazione: http://sullealidellamontagna.blogspot.it/2014/08/un-weekend-sul-rosa.html). Già allora, però, mi ero reso conto dei miei limiti fisici: mentre io facevo un paio di 4000 a gran fatica, lui se ne faceva quattro in più. E’ stata questa l’occasione che mi ha indotto a pensare di salire la Capanna Margherita dormendo la notte prima al bivacco Giordano, posto sul Balmenhorn (4167 m) anziché alla Gnifetti (3647 m) o al Mantova (3498 m).
Ho proposto la mia idea di fare la Punta Gnifetti e la Zumstein ai miei amici Mauro e Luca che hanno accettato entusiasticamente, abbiamo aspettato che ci fosse la finestra di bel tempo e alla fine abbiamo scelto di provarci giovedì e venerdì. Come sempre, abbiamo lasciato la macchina a Stafal e siamo saliti in funivia fino a Punta Indren (3275 m) (il costo del biglietto andata e ritorno era di 31€. Agosto 2015). Si tenga conto che si può raggiungere il Passo dei Salati anche da Alagna Valsesia, mentre l'ultimo troncone della funivia è in comune.
Arrivati a Punta Indren inorridisco subito per la condizione del ghiacciaio. Certo, sapevo che aveva fatto molto caldo ma mai avrei creduto di trovare così poca neve. Il 2015 dev’essere stato uno degli anni più difficili da reggere per l’ambiente alpino...
Qui di seguito volevo mettere un paio di foto che fossero esplicative di quanto sto dicendo; immagini in cui metto a confronto, usando foto scattate da me, le condizioni del ghiacciaio di quest'anno e dell'anno scorso.
L'immagine parla da sola. Quella di destra mette un po' tristezza: la neve qui si è sciolta tutta, in alcuni punti ci sono dei lastroni di ghiaccio vivo
Guardando il ghiacciaio d'Indren e la Punta Giordani, sull'estrema destra, il 4000 più basso del Rosa
Da sinistra: in fondo la Ludwigshohe (4342 m) e in primo piano il Corno Nero (4322 m). Nella foto di destra si può vedere chiaramente l'estensione del crepaccio che parte subito sotto il Balmenhorn, da cui sono scattate entrambe le foto
Nonostante le brutte condizioni, decidiamo di salire comunque per il solito canalino anziché fare le roccette o il sentiero che porta davanti al Mantova, così ci leghiamo alla sua base e lo saliamo come un comune canale (ricordo infatti, per chi non è pratico della zona, che di solito è presente la traccia nel canale che sale zigzagando a mo’ di sentiero e quindi è facile, seppure ripida. Quest’anno, invece, abbiamo trovato poche impronte – probabilmente in queste condizioni è davvero preferibile il sentiero - e lo abbiamo salito per lo più frontalmente.)
Guardando verso il basso da appena sopra il canale
Una volta passata la capanna Gnifetti, la vista si amplia su un’infinità di crepacci, molti di più e molto più profondi di come sono abituato a vederli gli anni scorsi.




La traccia è sempre ben evidente, semplicemente ci sono diversi tratti ghiacciati e molti ponti di neve. Nel loro attraversamento, il mio consiglio è sempre quello di fermarsi, piantare la picca e farsi sicura. Si perderà sicuramente un po’ di tempo, ma se l’alternativa è finire giù da un crepaccio del quale non si vede il fondo, allora forse è meglio essere un minimo prudenti. (Francamente non ho visto nessun’altra cordata fermarsi e fare sicura, ma ognuno ha i propri metodi…). Al colle Vincent, come ci era stato detto, abbiamo trovato un varco, una sorta di passerella di neve che aiutava a superare il crepaccio aperto. Per questo lavoro, bisogna ringraziare le guide alpine di Alagna e Gressoney.
Guardando il crepaccio del colle Vincent. Per fortuna, al momento della salita era stato sistemato dalle guide. Per ulteriori informazioni:  http://www.rifugimonterosa.it/upload/allegati/comunicato_vincent.pdf
Da questo punto della salita in poi i crepacci diventano di meno e si può godere il panorama sulla Piramide Vincent (4215 m), il Balmenhorn (inizia già a intravedersi il bivacco Giordano in cima) e il Corno Nero, sulla destra, mentre sulla sinistra la cresta dei Lyskamm, che, ahimè, rimarrà ancora per molto tempo un sogno nel cassetto. Abbandonando la traccia che prosegue verso la capanna Margherita, prendiamo una traccia che punta verso la Piramide Vincent per poi dirigersi verso il Balmenhorn, su cui siamo saliti per roccette, dato che il tratto attrezzato con canaponi ci era precluso da un grande crepaccio.
Arrivando al Balmenhorn
Il resto della giornata è trascorso allegramente in buona compagnia: oltre a noi, su al bivacco c’erano due tedeschi, due cechi e un olandese, che peraltro masticava un po’ l’italiano.
Il Cristo delle Vette

Tramonto sulla punta Giordani e piramide Vincent
Il mattino dopo, ci svegliamo alle due e mezza, ma solo a un quarto alle quattro, dopo esserci legati, ci mettiamo in marcia. Solo io e Luca, però; purtroppo Mauro non si era sentito bene e ha quindi scelto saggiamente di rimanere a dormire un altro po’.
Un po’ per l’orario, un po’ perché partivamo già da in alto… una volta arrivati al colle del Lys, sempre seguendo il traccione inconfondibile, eravamo completamente da soli. Le uniche fonti luminose erano le luci della capanna Margherita, che iniziava già a vedersi, le nostre frontali e lo stupendo cielo stellato che ci sovrastava. Procedendo a passo tranquillo ma costante siamo dunque passati sotto la Parrot (4432 m), cima che ho salito l’anno scorso e che ho trovato incantevole, e prima delle sei siamo già sulla Punta Gnifetti, in tempo per veder partire le prime cordate dal rifugio più alto d’Europa.
Decidiamo di rimanere una bell’ora e mezza per riscaldarci un po’, accusando entrambi problemi di circolazione sanguigna dovuti al freddo del mattino.
Panorama dalla Gnifetti:
Il Cervino, completamente pulito
L'aerea cresta dei Lyskamm
Da sinistra a destra: la Zumstein, la Dufour (4634 m) e la Nordend (4609)
Verso le otto ripartiamo e, giunti al colle Gnifetti (4452 m) decidiamo che possiamo permetterci di salire pure la Zumstein (4563 m). In una ventina di minuti appena dal colle siamo in vetta. L’estrema brevità della salita rendono questa cima perfetta per entrare nella “collezione” dei 4000 soprattutto se si ha in programma già la Margherita. Una volta arrivati al colle, si ha la punta Gnifetti sulla destra e la Zumstein proprio di fronte, sulla sinistra. Ci vuole così poco ad arrivare in vetta che sarebbe un peccato privarsi di questa gioia. Rispetto alla dirimpettaia Gnifetti, la salita alla Zumstein è sicuramente più bella, avendo un tratto di cresta che arriva a 35° e pure qualche roccetta sommitale con passi che rasentano il I grado. Certamente più interessante che la semplice pista di neve che porta alla Margherita. Sul grado delle salite, concordo con le relazioni che ho trovato in internet, che danno la Gnifetti F+ (il + è per via della non indifferente lunghezza dell’itinerario) e la Zumstein PD-, un poco più tecnica. Si tenga conto che è un PD- di venti minuti. Il resto del tragitto si svolge sui ghiacciai del Lys e prima del Garstelet, come per le altre cime alte del Rosa.
Sulla cresta della Zumstein
Foto di vetta
La Capanna Margherita dalla Zumstein
Giornata bellissima, quella di venerdì, l’unico neo è stata la pessima condizione del ghiacciaio, messo a durissima prova dai calori improbabili di quest’anno. Di questo passo, il monte Rosa dovrà cambiare nome…*


*Da Wikipedia: Il nome "Monte Rosa" e il toponimo francese Mont Rose non derivano dalle tinte rosa che colorano il massiccio all'alba e al tramonto, come si potrebbe pensare, ma piuttosto dal latino rosia, attraverso il termine del patois valdostano rouése o rouja, che significa ghiacciaio.


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