E’ da tre anni a questa
parte che ormai ogni anno mi capita di salire su un 4000. Finora sono sempre
andato sul Rosa, che presenta una discreta quantità di cime molto più che
abbordabili e quindi alla portata di tutti.
L’anno scorso avevo salito
la Parrot (dal
colle del Lys) e la Piramide Vincent
in compagnia di Riccardo (qui trovate la relazione: http://sullealidellamontagna.blogspot.it/2014/08/un-weekend-sul-rosa.html). Già allora, però, mi ero reso conto dei miei limiti
fisici: mentre io facevo un paio di 4000 a gran fatica, lui se ne faceva quattro
in più. E’ stata questa l’occasione che mi ha indotto a pensare di salire la Capanna Margherita
dormendo la notte prima al bivacco Giordano, posto sul Balmenhorn (4167 m) anziché
alla Gnifetti (3647 m) o al Mantova (3498 m).
Ho proposto la mia idea di
fare la Punta Gnifetti
e la Zumstein
ai miei amici Mauro e Luca che hanno accettato entusiasticamente, abbiamo
aspettato che ci fosse la finestra di bel tempo e alla fine abbiamo scelto di
provarci giovedì e venerdì. Come sempre, abbiamo lasciato la macchina a Stafal
e siamo saliti in funivia fino a Punta Indren (3275 m) (il costo del biglietto
andata e ritorno era di 31€. Agosto 2015). Si tenga conto che si può raggiungere il Passo
dei Salati anche da Alagna Valsesia, mentre l'ultimo troncone della funivia è in comune.
Arrivati a Punta Indren
inorridisco subito per la condizione del ghiacciaio. Certo, sapevo che aveva
fatto molto caldo ma mai avrei creduto di trovare così poca neve. Il 2015
dev’essere stato uno degli anni più difficili da reggere per l’ambiente alpino...
Qui di seguito volevo mettere un paio di foto che fossero esplicative di quanto sto dicendo; immagini in cui metto a confronto, usando foto scattate da me, le condizioni del ghiacciaio di quest'anno e dell'anno scorso.
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| L'immagine parla da sola. Quella di destra mette un po' tristezza: la neve qui si è sciolta tutta, in alcuni punti ci sono dei lastroni di ghiaccio vivo |
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| Guardando il ghiacciaio d'Indren e la Punta Giordani, sull'estrema destra, il 4000 più basso del Rosa |
Nonostante le brutte
condizioni, decidiamo di salire comunque per il solito canalino anziché fare le
roccette o il sentiero che porta davanti al Mantova, così ci leghiamo alla sua
base e lo saliamo come un comune canale (ricordo infatti, per chi non è pratico
della zona, che di solito è presente la traccia nel canale che sale zigzagando
a mo’ di sentiero e quindi è facile, seppure ripida. Quest’anno, invece,
abbiamo trovato poche impronte – probabilmente in queste condizioni è davvero
preferibile il sentiero - e lo abbiamo salito per lo più frontalmente.)
| Guardando verso il basso da appena sopra il canale |
Una volta passata la
capanna Gnifetti, la vista si amplia su un’infinità di crepacci, molti di più e
molto più profondi di come sono abituato a vederli gli anni scorsi.
La traccia
è sempre ben evidente, semplicemente ci sono diversi tratti ghiacciati e molti
ponti di neve. Nel loro attraversamento, il mio consiglio è sempre quello di
fermarsi, piantare la picca e farsi sicura. Si perderà sicuramente un po’ di
tempo, ma se l’alternativa è finire giù da un crepaccio del quale non si vede
il fondo, allora forse è meglio essere un minimo prudenti. (Francamente non ho
visto nessun’altra cordata fermarsi e fare sicura, ma ognuno ha i propri
metodi…). Al colle Vincent, come ci era stato detto, abbiamo trovato un varco,
una sorta di passerella di neve che aiutava a superare il crepaccio aperto. Per
questo lavoro, bisogna ringraziare le guide alpine di Alagna e Gressoney.
| Guardando il crepaccio del colle Vincent. Per fortuna, al momento della salita era stato sistemato dalle guide. Per ulteriori informazioni: http://www.rifugimonterosa.it/upload/allegati/comunicato_vincent.pdf |
Da
questo punto della salita in poi i crepacci diventano di meno e si può godere
il panorama sulla Piramide Vincent (4215 m), il Balmenhorn (inizia già a
intravedersi il bivacco Giordano in cima) e il Corno Nero, sulla destra, mentre
sulla sinistra la cresta dei Lyskamm, che, ahimè, rimarrà ancora per molto tempo
un sogno nel cassetto. Abbandonando la traccia che prosegue verso la capanna
Margherita, prendiamo una traccia che punta verso la Piramide Vincent per
poi dirigersi verso il Balmenhorn, su cui siamo saliti per roccette, dato che
il tratto attrezzato con canaponi ci era precluso da un grande crepaccio.
| Arrivando al Balmenhorn |
Il resto della giornata è
trascorso allegramente in buona compagnia: oltre a noi, su al bivacco c’erano
due tedeschi, due cechi e un olandese, che peraltro masticava un po’
l’italiano.
| Il Cristo delle Vette |
| Tramonto sulla punta Giordani e piramide Vincent |
Il mattino dopo, ci
svegliamo alle due e mezza, ma solo a un quarto alle quattro, dopo esserci
legati, ci mettiamo in marcia. Solo io e Luca, però; purtroppo Mauro non si era
sentito bene e ha quindi scelto saggiamente di rimanere a dormire un altro po’.
Un po’ per l’orario, un
po’ perché partivamo già da in alto… una volta arrivati al colle del Lys,
sempre seguendo il traccione inconfondibile, eravamo completamente da soli. Le
uniche fonti luminose erano le luci della capanna Margherita, che iniziava già
a vedersi, le nostre frontali e lo stupendo cielo stellato che ci sovrastava.
Procedendo a passo tranquillo ma costante siamo dunque passati sotto la Parrot (4432 m), cima che
ho salito l’anno scorso e che ho trovato incantevole, e prima delle sei siamo
già sulla Punta Gnifetti, in tempo per veder partire le prime cordate dal
rifugio più alto d’Europa.
Decidiamo di rimanere una bell’ora e mezza per
riscaldarci un po’, accusando entrambi problemi di circolazione sanguigna
dovuti al freddo del mattino.
Panorama dalla Gnifetti:
| Il Cervino, completamente pulito |
| L'aerea cresta dei Lyskamm |
| Da sinistra a destra: la Zumstein, la Dufour (4634 m) e la Nordend (4609) |
Verso le otto ripartiamo
e, giunti al colle Gnifetti (4452 m) decidiamo che possiamo permetterci di
salire pure la Zumstein
(4563 m). In una ventina di minuti appena dal colle siamo in vetta. L’estrema
brevità della salita rendono questa cima perfetta per entrare nella
“collezione” dei 4000 soprattutto se si ha in programma già la Margherita. Una
volta arrivati al colle, si ha la punta Gnifetti sulla destra e la Zumstein proprio di
fronte, sulla sinistra. Ci vuole così poco ad arrivare in vetta che sarebbe un
peccato privarsi di questa gioia. Rispetto alla dirimpettaia Gnifetti, la
salita alla Zumstein è sicuramente più bella, avendo un tratto di cresta che
arriva a 35° e pure qualche roccetta sommitale con passi che rasentano il I
grado. Certamente più interessante che la semplice pista di neve che porta alla
Margherita. Sul grado delle salite, concordo con le relazioni che ho trovato in
internet, che danno la Gnifetti F +
(il + è per via della non indifferente lunghezza dell’itinerario) e la Zumstein PD-, un poco più
tecnica. Si tenga conto che è un PD- di venti minuti. Il resto del tragitto si
svolge sui ghiacciai del Lys e prima del Garstelet, come per le altre cime alte
del Rosa.
| Sulla cresta della Zumstein |
| Foto di vetta |
| La Capanna Margherita dalla Zumstein |
Giornata bellissima,
quella di venerdì, l’unico neo è stata la pessima condizione del ghiacciaio,
messo a durissima prova dai calori improbabili di quest’anno. Di questo passo,
il monte Rosa dovrà cambiare nome…*
*Da Wikipedia: Il nome
"Monte Rosa" e il toponimo francese Mont Rose non derivano
dalle tinte rosa che colorano il massiccio all'alba e al tramonto, come
si potrebbe pensare, ma piuttosto dal latino rosia, attraverso il termine
del patois valdostano rouése o rouja, che
significa ghiacciaio.




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