Il Corborant era un’
escursione che il Gino aveva in mente di fare da anni; sia per il
dislivello discreto, 1300 metri in giornata, sia per la difficoltà, data come F
alpinistica. Finalmente, in una giornata di inizio luglio, si è presentata
l’occasione propizia per tentare la salita.
Ci sono diverse vie che
salgono al Corborant: quella che passa dal rifugio Migliorero, ove è possibile
pernottare, e sale per la forcella est del Corborant (F+) oppure quella che
parte da San Bernolfo e passa dal “Buco della marmotta”, ora attrezzato con
gradini e corrimano metallici (F). Noi abbiamo optato però per una terza via,
che punta al passo del Corborant e si insinua nella cengia della parete ovest
della montagna (F).
Accesso stradale: da Cuneo
seguire le indicazioni per il Colle della Maddalena e risalire la Valle Stura fino all'abitato di
Vinadio. Poco oltre l'abitato, a Pianche, prendere sulla sinistra la deviazione
per Bagni di Vinadio. Dopodiché, proseguire ancora sulla sinistra per circa 6
km fino a poco prima della borgata di San Bernolfo (1702 m). E’ possibile
lasciare l’auto in uno spiazzo su un tornante sulla sinistra o proseguire fino
al parcheggio superiore, da dove comincia la camminata.
Escursione: si prosegue sulla sterrata
che dopo un po’ diventa mulattiera e prosegue con ampi tornanti tagliati spesso
e volentieri da tracce ripide che consentono di risparmiare un bel po’ di
tempo. La mulattiera diventa sempre più pietrosa finchè non diventa sentiero.
Dopo un paio di ore si perviene ad un bivio al quale bisogna girare a destra
seguendo l’indicazione per i laghi del Lausfer e la cima del Corborant. In tre
quarti d’ora si raggiunge prima il lago inferiore (2500 m) e dopo pochi minuti
quello superiore (2555 m).
| Il Corborant visto dal lago del Lausfer inferiore |
Dai laghi in poi, la cima che ci accingiamo a salire
sarà sempre visibile, proprio davanti a noi.
Arrivati al lago
superiore, occorre tralasciare la traccia che lo circonda sulla sinistra e
porta ad una costruzione diroccata per prendere la traccia che, tra sentiero e
nevai (inizio luglio 2015), lo aggira alla sua destra. La traccia continua per un’altra ora e un quarto tra detriti
traversando marcatamente verso sinistra, fino al bivio che consiglia di piegare
a destra per raggiungere il buco della marmotta. Noi invece decidiamo di continuare
sulla traccia che prosegue a sinistra puntando all’ evidente canalone.
Quest’ultimo è stato sconvolto da una frana avvenuta nel 1987 e per questo
risulta estremamente antipatico da salire per il terreno eccessivamente
friabile e i detriti instabili.
Purtroppo, pochi minuti dopo il bivio per
il buco della marmotta, la traccia svanisce e ci si ritrova a vagare per massi
(per lo più instabili, per cui prestare molta attenzione). Noi abbiamo salito il
canalone tenendoci piuttosto sulla destra, ma qui il terreno sembra ancora più
franoso; infatti, al ritorno abbiamo scoperto una mezza traccia nella parte
alta che rimane molto più a sinistra (per chi sale) e sfrutta delle rocce un
poco più stabili. Si arriva ad una biforcazione dove bisogna tenere la sinistra
e da questo punto la traccia diventa più evidente e ci si può concedere il
lusso di girarsi indietro e guardare in cagnesco tutti gli sfasciumi appena
affrontati. Dopo pochi minuti si arriva finalmente al Passo del Corborant (2925
m); sono passati almeno 40 minuti dal precedente bivio.
La parte divertente
inizia qui. Dopo tutto lo sfasciume che ci si è lasciati alle spalle, è ora di
gustarci qualche metro di roccia sana e stabile per una mezz’oretta di
piacevole salita.
Si inizia col canalino subito a destra del cartello in legno
che indica il Passo del Corborant con passaggi forse di I+ (si può anche
passare a sinistra del cartello, ma ci è sembrato molto esposto) per continuare
verso sinistra sulla cengia ovest.
| Incontri ravvicinati |
Da adesso si alternano passaggi facili su
roccette a tratti di camminata sulla cengia seguendo gli sparuti ometti fino in
cima. A dire il vero non esiste una vera e propria via di salita: si cercano i
passaggi che presentano le difficoltà minori. Dopo un camino con un passo di
II, si ritrova la cengia per continuare subito dopo ancora per roccette fino ad
arrivare al canalino terminale, anch’esso ben ammanigliato, che sbuca
direttamente in vetta, a pochi metri dalla croce. Dalla vetta il panorama è di
prim’ordine, a partire dal Becco Alto d’Ischiator, che si erge di fronte al
Corborant (3010 m).
| Vista sul vallone dell' Ischiator. In lontananza il rifugio Migliorero |
| Il Becco alto d'Ischiator |
A questo punto si può
scegliere se scendere dalla via seguita all’ andata oppure dal buco della
marmotta per un giro ad anello. Noi abbiamo creduto il buco della marmotta
bloccato dalla neve, e quindi siamo scesi per la cengia ovest e per il
canalone, ma ci è stato poi confermato che non c’era affatto neve ad ostruire
il passaggio e quindi, con il senno di poi, avremmo potuto evitarci almeno una
discesa scomoda su sfasciumi… pazienza!
Comunque soddisfatti dalla
giornata di bel tempo e dal buon esito della salita, ci avviamo con
tranquillità alla macchina, non prima di aver riempito le borracce, ormai
asciutte da ore data anche la giornata di caldo torrido, con l’acqua, peraltro
buonissima, del lago del Lausfer superiore.
Alla prossima!

Nessun commento:
Posta un commento