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domenica 18 settembre 2011

Il Pelvo d'Elva

Ho avuto la fortuna di affrontare questa salita in una giornata stupenda, ad inizio agosto, che ci ha regalato emozioni, mostrandoci tutta la bellezza della Val Varaita e della Val Maira, senz’altro poco conosciuta, ma comunque di grande valore paesaggistico.
Il Pelvo d’Elva, facente parte delle Alpi Cozie Meridionali, si innalza dai prati del colle della Bicocca (2285 m) ed è la montagna più bella e appariscente che sorge sullo spartiacque tra le due valli. Essa domina, da un lato, la parte mediana della Val Varaita, dall’altro, la conca alpestre di Elva. La panoramica circolare che offre il colle della Bicocca è eccezionale e non ammette rivali.

La Val Varaita e il Monviso

Il Chersogno e il Pelvo d'Elva

Il Chersogno

I modi per raggiungere la vetta sono molteplici e rispecchiano le esigenze di tutti, per i più esperti e per i meno allenati.
Prima di tutto c’è la via normale per il versante est, che parte dal colle della Bicocca (è la via più corta, difficoltà alpinistica F), poi la cresta per il versante nord, e infine la variante escursionistica, che passa dal Lago Camosciere e dal colle Camosciera e prosegue in cresta (si allunga il percorso di almeno due ore; tuttavia non ci sono passaggi esposti) fino alla croce di vetta.
Noi abbiamo optato per un percorso ad anello, che comprendesse due delle vie qui sopra esposte: all’andata la via normale (2 ore e mezza) e al ritorno la variante passando nel pianoro dominato dal monte Chersogno (3026 m) e dove giace il lago Camosciere (2600 m ca, 1 ora e mezza dal colle della Bicocca). 

Ecco qui sotto la mappa dettagliata del percorso che abbiamo scelto e che considero ai meno esperti dal momento che la via normale è molto ripida e affrontarla in discesa vorrebbe dire esporsi ad un rischio non indifferente.
 Pelvo d'Elva
Come arrivarci: imboccare la Val Varaita; una volta arrivati a Sampeyre prendere a sinistra una strada in discesa per Elva e il colle di Sampeyre, molto tortuosa e lunga 18 km. Dal colle (2284 m), partono, sulla destra, gli ultimi 6 km di strada, questa volta sterrata, decisamente accidentata e sconnessa (noi abbiamo impiegato mezz’ora per percorrerla) per cui consiglio un fuoristrada o comunque una vettura alta.
Eccoci allora al punto di partenza alla volta di uno dei 24 tremila della Val Maira.

In un’ora e un quarto circa, si superano tutte le varie collinette che precedono la parete vera e propria. Tenersi in precedenza sulla destra al bivio per il Lago Camosciere e proseguire poi sul verdeggiante e arrotondato spartiacque Maira-Varaita (la costa Cialm) fino alla base del salto della cresta Nordest della cima. Da questo punto (siamo già a 2700 m di quota) bisogna salire in diagonale a sinistra cercando di non perdere il sentiero. Noi ci siamo persi finendo su una pericolosa traccia lasciata dai camosci ed è solo grazie ad alcuni ometti evidenti, che siamo riusciti a ritrovare la traccia principale. Procedendo tra chine di erba e roccette, si raggiunge il canalone centrale (2830 m) ed è qui che iniziano le vere difficoltà alpinistiche. Quindi, mettete via i bastoni, e tirate fuori le mani, che servono molto. C’è anche un tratto di corda fissa e di catena, ma io suggerirei di non usare alcunché se non ciò che ci offre questa natura quasi incontaminata: gli appigli sono tanti e la roccia è abbastanza buona, ma fate attenzione ad eventuali pietre scaricate da chi vi precede (io per esempio me ne sono presa una proprio sul polso, ma per fortuna nulla di grave).
La corda fissa
 


Nella parte superiore del canalone, la traccia lo abbandona (2950 m ca) per proseguire sul fondo superando dei saltini di roccia lisciata. Ancora qualche tornante, e la traccia esce sul pietroso versante sud-est in vista della cima (a tratti siamo avvolti dalla nebbia, e siamo costantemente al di sopra delle nuvole, Wow!).




E finalmente la cima, che sancisce la fine dell'ascesa al monte e dalla quale si scorge un panorama davvero di prim’ordine.

 




Il ritorno si effettua tramite un percorso meno impegnativo. Dalla vetta si segue la traccia che scende rapidamente sul colle Camosciera (2899 m), prosegue lungo lo spartiacque, contorna sulla destra il Monte Camoscere e arriva sull’altipiano dove sorge l’omonimo lago (NOTA: è presente da queste parti una fonte sorgiva che ho molto apprezzato).



Questa è stata la seconda volta che passo di qui, ma per me, l’emozione di vedere il Chersogno fendere la nebbia è sempre tanta, dal momento che questa nobile montagna mi ha regalato uno dei momenti più importanti della mia vita, quello della mia prima vetta conquistata.
Commosso, vi saluto e vi auguro tante altre belle gite, motivo di soddisfazione e orgoglio per chi sa volare sulle ali della montagna.
Ciao alla prossima.




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