Era da due anni che volevo
fare questa escursione. Il difficile era trovare il socio adatto, dato che il
giro completo richiede almeno dieci ore ed è piuttosto una sfacchinata.
Anyway, una mattina il
Gino ed io decidiamo di fare lo sperone di Vofredè. E’ innanzitutto una buona
salita per far fiato ed allenarsi e poi anche (per Gino) per prendere un po’ di
confidenza con le ferrate. Quella del Vofredè è la ferrata più facile che abbia
mai fatto, la più facile della Val d’Aosta, tanto che può benissimo essere
chiamata “sentiero attrezzato” non offrendo mai pendenze di una certa entità
(Grado: F)
| Lo sperone e il ghiacciaio di Vofredè |
Accesso stradale:
imboccare la
Valtournenche e oltrepassare l’omonimo abitato. Continuare
per qualche altro km finchè si passa sotto ad una galleria in località Perreres.
Da questo punto, calcolare un altro paio di km prima di incontrare una stradina
sterrata sulla sinistra che scende subito molto ripida, imboccarla ed arrivare
nei pressi della pesca sportiva, dove si lascia la vettura. Ulteriore punto di
riferimento: la stradina sterrata si incontra (salendo) prima del Lago Blu.
Avvicinamento: entrati
nella pesca sportiva, si prende sulla sinistra l’alta via N.9, che conduce al
rifugio Perucca-Vuillermoz. Il sentiero procede ripido per un po’, sempre ben
segnalato da pennellate gialle. Dopo un po’ esso lascia spazio alla pietraia.
Ad un certo punto si perviene ad un bivio con il sentiero N.35. A sinistra si
va verso la Finestra
di Cignana o Perreres (sarà la nostra via di discesa), mentre a destra esso
punta verso il rifugio Jumeaux Bobba. Noi invece proseguiamo dritti puntando lo
sperone. Giunti ai piedi delle pareti rocciose, il tracciato piega a sinistra e
attraversa il torrentello che scende dallo Chateau Des Dames. Una volta
spostatisi a sinistra di questo si ritrova faticosamente la traccia che, con
qualche tornante ripido porta a un tratto scalpellato nella roccia di una
decina di metri, protetto dal cavo. Questo non è l’attacco della ferrata. Per
quello bisognerà attendere almeno altri venti minuti. (approssimativamente
un’ora e tre quarti dalla macchina)
Ferrata: si parte con una
decina di metri in traverso verso destra con magnifica vista sul Cervino, poi
si entra nel vallone e si continua a salire con pendenza modesta.
| Il Gino sul traverso iniziale |
Spesso il
cavo si interrompe e riprende poco dopo tra ciuffi d’erba e salti rocciosi. La
progressione è sempre così facile che mi sono divertito a non toccare mai il
cavo dall’inizio alla fine della ferrata. Ad un certo punto, il cavo si
interrompe nuovamente e bisogna fare qualche passo su roccette divertenti (non
si arriva al I grado).
Dopo un po’ si ampia la vista a sinistra sul ghiacciaio
del Vofredè e il Mont Rous (meta di giornata), riconoscibile dalla gigantesca
croce presente in cima, mentre durante tutto il tragitto – con condizioni meteo
ottimali – rimane stupenda la vista sulla Dent D’Herens, il Cervino e – alle
spalle – il gruppo del Rosa.
| Il ghiacciaio di Vofredè e il Mont Rous sulla destra |
| Il Rosa |
Dopo aver attraversato un pianoro, la ferrata
riprende con un altro traverso verso destra che richiede un attimo di
equilibrio, poi si interrompe e riprende a salire molto facile.
| Sullo sfondo Cervinia |
Oltrepassati un
altro pianoro, si arriva ad una placca attrezzata con due scalini (i primi
della giornata) un minimo più verticale seguito da un passaggio, caratterizzato
dal colore rossastro della roccia, attrezzato con gradini e catene, anche
questo facile e non troppo verticale; ci sono delle belle maniglie sulla
sinistra, cosicché lo si può superare ancora in divertente arrampicata.
Ancora
un pezzo di sentiero, poi un traverso comodo e la ferrata finisce sotto il
castelletto Whymper, dopo un paio d’ore abbondanti dall’attacco (tempo molto
largo: io avevo dolori intestinali e il Gino crampi e giramento di testa.
Calcolare tranquillamente una mezz’ora in meno) Dall’altra parte della valle si
vedono le acque azzurre della diga del Goyet dominate dai ghiacciai che
scendono dalla Gobba di Rollin.
| Il Castelletto Whymper |
In mezz’ora si arriva al
Colle di Vofredè (3130 m) tra traccia e roccette, seguendo gli ometti su
pietraia. Dal colle osserviamo finalmente il vallone di Cignana, caratterizzato
da numerosi laghetti alpini.
| Guardando il suggestivo vallone di Cignana |
A questo punto si può decidere se scendere dal
percorso di salita (la ferrata non presenta alcuna difficoltà) oppure scendere
dal canalone di terriccio e roccia friabile (quanto lo odio…) in direzione del
Gran Lago. In alternativa si può decidere di coronare la giornata con una cima;
a destra si ha il Castelletto Whymper con lo Chateau des Dames, mentre a
sinistra si erge il Mont Rous (3242 m). Il Gino si ferma ad aspettarmi al colle
mentre io mi dirigo verso la cresta del Rous. Il sentiero scende, arrivando al
valico, poi attraversa un nevaio (la salita risale all’agosto 2015) e successivamente
riprende ripido per perdersi poco dopo. Da questo punto si cerca il punto più
agibile per scavalcare le roccette – qualche passo esposto sul quale conviene
prestare attenzione in discesa – finchè si ritrova il sentiero che porta in
breve alla cima: un ampio pianoro cosparso di rocce di varie dimensione non
eccessivamente godibile. Ma vabbè, non pretendiamo troppo… Come tempi direi
che dal colle occorrono 25 minuti all’andata e altri 20 al ritorno: in meno di
un’ora ho raggiunto il socio e poi abbiamo iniziato a scendere per il canalone.
| Sul Mont Rous |
Discesa: si scende nel
canalone tra sfasciumi e terriccio ripido fino ad arrivare alla pietraia
sottostante. Seguendo gli ometti e attraversando qualche eventuale nevaio si
arriva al Gran Lago. Dopo un salto di roccia, si prosegue percorrendo il muro
di contenimento del bacino per poi dirigersi verso un piccolo rudere dal tetto
sfondato che si vede alla sinistra. In questa zona è facile avvistare degli
stambecchi (su due volte che vado al Perucca, due volte li ho visti).
Da qui si
continua alla cieca sperando di non perdersi (non esiste un sentiero ma il
tragitto è facilmente percorribile) finchè non si vede il rifugio. Scendere ora
alcuni salti di roccia fino a costeggiare il lago, dopodiché si giunge sul
sentiero, che in breve tempo porta alla terrazza del rifugio.
| Arrivo al Perucca |
![]() |
| Al rifugio. Guardando indietro il percorso fatto |
| La diga di Cignana e a sinistra il monte Pancherot |
Da ora in poi il
sentiero è piacevolmente escursionistico, anche se, ahimè, ancora lungo.
Seguendo il segnavia 6, alta via N.3 (per il rifugio Lo Riondè) si giunge al
bivacco Manenti, una suggestiva costruzione con due posti letto posta sopra il
lago di Balanselmo.
| Bivacco Manenti |
Memori dal canalone ripido, ci rallegriamo vedendo invece
di quanto sia tranquillo questo sentiero. Dopo un paio di cascatelle, con un
lungo tratto in mezzacosta ci si porta in vista dell’alpe Chevalley. Da qui si
prosegue per un breve tratto sulla sterrata fino ad incontrare un sentiero che
porta dolcemente alla Finestra di Cignana. Dalla sella si prende il sentiero
107 che scende rimanendo alti alla prima diramazione (non considerando cioè la
traccia che scende). Dopo una ventina di minuti, forse meno, eccoci al bivio al
quale prendiamo a sinistra il sentiero 35 che in un’altra mezz’ora di buon
passo ci porta al bivio con il sentiero N.9 percorso all’andata e da qui in un
quarto d’ora si giunge alla macchina. Stanchi morti.

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