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sabato 19 maggio 2012

Scarason, l'anima del Marguareis

Il film di cui sotto ho riportato il trailer è la storia Alpinistica dello Scarason, una delle pareti più difficili del Gruppo del Marguareis in Alta Valle Pesio, a partire dall'epoca di Sandro Comino e Armando Biancastro fino ai giorni nostri. Il percorso, passando attraverso le diverse epoche, le vicende, la personalità e la viva voce di tutti i protagonisti, ci offre la possibilità di una rivisitazione della storia alpinistica delle Alpi meridionali e non solo (tatto dal frontespizio del libro di F.Scotto - “Scarason” ).

Lo Scarason fino agli anni Sessanta è stato considerato uno dei "problemi" alpinistici dell'arco alpino occidentale.
Muraglia strapiombante sul versante settentrionale del Massiccio del Marguareis, rappresenta da sempre una grande sfida per scalatori e alpinisti.
Nel 1967 Alessandro Gogna e Paolo Armando sono i primi a vincere la parete. Circa dieci anni dopo l'impresa sarà ripetuta da Gianni Comino e Celso Rio.
Nel 1987 Sergio Calvo, Andrea Parodi e Fulvio Scotto, tracciano una difficilissima via diretta, con tre bivacchi su amache sospese nel vuoto. Da ricordare, infine, l'impresa di Marco Bernardi che, nel 1981, supera da solo, in pieno inverno, la temibile via Gogna/Armando.
La scalata dello Scarason è stata anche una delle imprese portate a termine da Patrick Berhault a cavallo fra il 2000 e il 2001 quando in 167 giorni attraversò l'intero arco alpino conquistandone le vette più impegnative.


sabato 12 maggio 2012

Sacra di San Michele


Ho percorso questa ferrata il 25 aprile, nonostante l’avessi già fatta l’anno prima col CAI. Si tratta di una bella ferrata, soddisfacente e facile e con ben 600 metri di sviluppo lineare. Con le sue 3 ore e mezza, assolutamente necessarie se si scattano foto a raffica, come nel mio caso, ha una difficoltà AD, non tanto per le difficoltà tecniche, quanto per il lungo tracciato.
Io, per renderla più suggestiva, l’ho voluta fare dall’inizio alla fine senza mai usare una sola volta il cavo, se non per sicura, un modo efficacissimo per allenarsi ad arrampicare anche su vie facili. Altrimenti è di certo una ferrata adatta ai principianti poiché presenta due vie di fuga e un ponte tibetano didattico quasi alla fine del percorso. Si può effettuare tutto l’anno ed è un modo, in aggiunta alla mulattiera e alla normale strada asfaltata, per raggiungere la Sacra. La via Ferrata si svolge sul versante nord del Monte Pirchiriano ( 962 m.), sulla cui vetta sorge l’ Abbazia della Sacra di San Michele, simbolo del Piemonte, e uno tra i monumenti storici più importanti d’ Italia. 
 La Ferrata della Sacra, oltre chè essere un percorso panoramico, è anche carico di storia: a metà salita incrociamo un vecchio sentiero abbandonato, che ci porta ad un bellissimo ripiano, chiamato nell’antichità dagli abitanti di Sant’Ambrogio “Pian Cestlet e dagli abitanti della Chiusa San Michele “Piasa Buè”. Su questo ripiano si trova l’antica chiave di confine tra i comuni scolpita nella roccia. Più in alto una spaccatura orizzontale forma una valletta ben nascosta, non visibile, a suo tempo usata come nascondiglio dai partigiani della zona. Ancora sopra esiste un altro sentiero che nell’antichità collegava la frazione di San Pietro con l’abitato della Chiusa pas­sando su una cengia chiamata “U Saut du Cin”.
 La Ferrata della Sacra, oltre che essere un percorso panoramico, è anche carico di storia: a metà salita incrociamo un vecchio sentiero abbandonato, che ci porta ad un bellissimo ripiano, chiamato nell’antichità dagli abitanti di Sant’Ambrogio “Pian Cestlet e dagli abitanti della Chiusa San Michele “Piasa Buè”. Su questo ripiano si trova l’antica chiave di confine tra i comuni scolpita nella roccia. Più in alto una spaccatura orizzontale forma una valletta ben nascosta, non visibile, a suo tempo usata come nascondiglio dai partigiani della zona. Ancora sopra esiste un altro sentiero che nell’antichità collegava la frazione di San Pietro con l’abitato della Chiusa pas­sando su una cengia chiamata “U Saut du Cin”.
La ferrata inizia subito sopra la cava ormai in disuso, davanti ad uno spiazzo, ove non è più consigliabile parcheggiare la macchina visti gli ultimi danni vandalici subiti dagli automobilisti. In ogni caso si può parcheggiare in paese, quasi di fronte alla chiesa del paese di S. Ambrogio.
I primi 150-200 metri di dislivello sono davvero facili, all’inizio il cavo è anche sprecato e quasi mai si arrampica in verticale: in questo tratto sarebbe bene far finta del suddetto cavo e utilizzare la roccia per avanzare dal momento che offre davvero belle maniglie.
Dopo due sentierini, un tratto un po’ più accentuato e verticale, comunque dotato di scalini, si traversa su scomodo sentiero a destra spostandosi dall’altra parte del monte. Superati una placca e un altro sentiero, inizia ora la parte più succosa della ferrata con gli ultimi metri verticali e un ponte tibetano (dove c’è anche una via d’arrampicata chiamata “l’Intaglio”).
La ferrata finisce dietro all’abbazia. Da qui un sentiero con diversi saliscendi davvero scomodo, anche se dotato in parte di ringhiera e corde, e malmesso per l’inciviltà degli umani, conduce alla strada asfaltata. Dopodichè si arriva alla macchina con la comoda mulattiera proprio sotto il bar, che va a finire alla chiesa di S. Ambrogio.
Una classica ferrata particolare da fare per allenamento o per non perdere il vizio, offre comunque tutte le volte grandi emozioni e fa capire quanto è bella la sensazione di aver raggiunto una cima, benché a fondovalle…
Alla prossima!

sabato 28 aprile 2012

Rocca Sbarua

Il 22 aprile siamo andati col corso del'Alphard a Sbarua, nei pressi di Pinerolo, dove abbiamo tutti arrampicato su belle vie di più tiri, che abbondano in questa zona.
Io ero con Clara e coll'istruttore Andrea, "Braccio", con i quali ho trascorso una bellissima giornata sulla via "Bon ton", partenza verso le dieci e mezza e arrivo in cima per due e mezza, tiri non oltre il quinto superiore, con un unico passaggio di 6a su placca (tra l'altro quel giorno avevo le vecchie scarpette, quelle bucate in punta, perciò potete capire che aderenza potessi fare!). La giornata ci aiutato, non faceva nè caldo nè freddo, così mi sono sfogato per tutto il giorno. Non capita spesso per me che mi portino a fare delle belle vie, anzichè i soliti monotiri, che certo saranno belli, ma non possono entusiasmare come le vie lunghe!


sabato 21 aprile 2012

Biciclettata al Lago d'Orta

D'accordo, questo blog non dovrebbe superare il limite della montagna... era ciò che mi ero prefissato durante la sua realizzazione, ma lasciatemi almeno pubblicare il commento del mio cai sulla giornata, che abbiamo passato sempre in riva al Lago d'Orta, partendo in bici da Gozzano per arrivare ad Orta tra bei sentieri e mulattiere..

"
Anche quest'anno come è ormai tradizione il Club Alpino di Valenza ha organizzato per il giorno
di Pasquetta la “famosa” biciclettata,questa volta non nel parco del Ticino o sulla Crema Cremona, ma su un percorso ben più ostico del lago d'Orta.
Premesso che il tour del lago era stato visionato dal segretario e dal tesoriere della Sezione e aveva destato qualche perplessità per le sue difficoltà soprattutto da Ronco ove finiva il tratto asfaltato e iniziava una ripidissima mulattiera che poi attraversava tutto il bosco per giungere finalmente sulla strada per Omegna.
Perplessità poi superate per la bellezza dei luoghi e gli incantevoli scorci sul lago. Si parte alle ore 8 da Valenza, e dopo aver caricato le biciclette, il pullman è pronto a partire; dopo una breve sosta a Borgomanero si arriva al lido di Gozzano punto di partenza del giro che si concluderà nella cittadina di Orta. I partecipanti sono 55 di cui una ventina di biker e mentre i turisti si incamminano in senso orario sulla riva del lago,i ciclisti cavalcano le bici e partono fra stradine in mezzo al verde dei prati, boschi e alle casupole tipiche dei luoghi balneari. Per i turisti, giunti a Pella troveranno il motoscafo del comandante Gianni Uselli che li traghetterà dopo una breve sosta sull'isola di San Giulio a Orta. I ciclisti dopo una non breve interruzione causa forature e altri problemi arrivano nella cittadina di Pella dove, mentre si aspettano coloro rimasti temporaneamente appiedati , si riesce a prendere un caffe o un capuccino e dare da mangiare alle papere sulla riva del lago.
 
Ripartendo si ha il pezzo più difficile del percorso dove siamo costretti a scendere visto al rapidità della mulattiera anche se alcuni nonostante le raccomandazioni del segretario tentano l'impossibile salita in bici, salita che termina per tutti dopo 10 metri di acciottolato.Si prosegue sulla mulattiera circondata da antiche baite riattate si giunge così a Ronco supariore passando di fronte ad una antica chiesa. Dopo vari passaggi impegnativi anche su rocce che affiorano sul sentiero del bosco,arriviamo su di un'ampia radura dove consumiamo il pranzo fermandoci poi alcuni minuti al paese dei gatti ( non ne vediamo alcuno) dove assaltiamo un bar.
Poi risalendo sulle bici in poco tempo arriviamo ad Omegna con una bellissima discesa con vista totale sul lago.In poco tempo si raggiunge Orta,ma il gruppo si sgrana sull'ultima asperità della giornata per la fuga di alcuni che avevano pazientato fin troppo dietro al segretario che cercava di tenere il gruppo compatto.
Si scende a Orta brulicante di gente, si ritrovano molti dei turisti,si gusta un delizioso gelato ben meritato e siccome la giornata volge al termine si raggiunge il pulman per il ritorno."

 

giovedì 5 aprile 2012

Uscita al Monte Bracco - Corso Alphard

Ecco alcune foto dell'ultima uscita col corso Alphard al Monte Bracco in Valle Po, dove abbiamo fatto vie di più tiri, finalmente, e ci siamo stufati di ripassare la corda doppia. Riguardo alle mie esperienze devo dire che sono molto più appaganti le vie di più tiri che i semplici monotiri, anche se di 30 metri, perchè in questo caso sembra di essere in una palestra artificiale e non dà, a me, nessuna emozione.

sabato 31 marzo 2012

Prime uscite Corso Alphard

La Scuola intersezionale di alpinismo e scialpinismo “Alphard” nasce nel 1993, dopo svariati incontri tra l'organico della Scuola di Alpinismo di Novi Ligure e quello dei Corsi di Scialpinismo di Alessandria, che coinvolsero altre realtà delle sezioni della Provincia, raggiungendo in tal modo i requisiti necessari.
Il 25 gennaio 1993, durante una riunione del cai di Acqui Terme, si deliberò la costituzione della Scuola intersezionale di Alpinismo e Scialpinismo “Alphard”, dal nome della stella più luminosa della costellazione dell'Idra. L'atteggiamento pressochè unanime fu quello di accogliere accanto all'Alpinismo ed allo Scialpinismo storico, le nuove realtà (arrampicata sportiva, cascate di ghiaccio, snow board, fuori pista) cercando di comprendere le ragioni dell'evoluzione, i timori dell'inquinamento commerciale e i segnali deboli di proiezioni verso il futuro.


Quest'anno mi sono iscritto anch'io al corso, anche se con qualche problemino iniziale relativo all'età e alla firma dei genitori, fortunatamente ormai sorpassato.
Il corso si divide in due moduli, uno relativo essenzialmente all'arrampicata sportivo, l'altro presenta già uscite su roccia e ghiaccio. All'interno del pacchetto sono comprese lezioni teoriche nelle varie sezioni del cai. Le prime due si svolte nella palestra del cai di Valenza ed erano incentrate sull'equilibrio (vari esercizi per lo spostamento del baricentro del corpo sui cecchetti di legno) e nel trovare una posizione di riposo durante l'arrampicata. Successivamente ci hanno fornito corda (prestata dalla scuola) e il manuale di alpinismo su roccia del CAI, e nelle successive lezioni sono stati chiariti i temi della meteorologia, dei gradi di difficoltà in montagna e dell'orografia.
Ovviamente non aspettavo l'ora di fare qualche uscita, per poter apprendere dal vivo tutte le varie manovre e imparare ad arrampicare nel vero senso della parola.
Nella prima uscita siamo andati a Finale, la patria degli arrampicatori, abbiamo fatto qualche tiro di 5° grado e siamo scesi in corda doppia, un'esperienza che ho poi emulato in palestra e che, ora che l'ho assimilata, sono pronto a ripetere il prima possibile perchè è una cosa davvero spettacolare!

Nella seconda uscita invece siamo andati a Traversella, in val Chiusella, non troppo distante da Ivrea; dal parcheggio si arriva al rifugio Piazza in circa 20-25 minuti di cammino su comodo e piacevole sentiero (unica nota negativa i cani delle cascine che hanno abbaiato finché non ce ne siamo andati via).
Io, in quell'occasione, vantavo di un istruttore personale, “Lepre” che ringrazio per tutto quello che mi ha insegnato e fatto fare: monotiri di 5°-6° molto interessanti, di media lunghezza e su roccia davvero bella, non tagliente come quella ligure calcarea. A differenza di quanto mi avevano detto, ho trovato il settore molto bello ed è anche vero, comunque, che si presta bene ai corsi per lo spazio che c'è sia giù che in parete, dove puoi fare sosta, manovra (ci si assicura alla sosta o con la “catena di rinvii” o con un moschettone a ghiera e una fettuccia con cui fare il bocca di lupo) e preparare la doppia.

CORDA DOPPIA:
Il principio della corda doppia consiste nel collocare una corda a metà della sua lunghezza attorno ad un punto fisso in modo che possa poi essere recuperata dal basso, calarsi su di essa e recuperarla tirandone un'estremità. E' ovvio che il tutto, anche se può apparir semplice, deve essere fatto con le massime precauzioni per non incorrere in conseguenze anche fatali.
La manovra comprende le seguenti fasi:
  1. messa in opera dell'ancoraggio
  2. autoassicurazione all'ancoraggio
  3. aggancio della corda all'aggancio stesso
  4. lancio della corda
  5. allestimento della corda per la calata
  6. inserimento della corda nel discensore
  7. discesa con tutti gli accorgimenti relativi
  8. recupero della corda

L'attrezzatura consiste in:
  • 2 cordini (diametro 6-7 mm), uno corto per il nodo autobloccante sulla corda, Prusik o Machard che sia, e uno di 3 metri chiuso con un nodo inglese doppio. Si può anche avere un cordino solo, non chiuso, che serve sia per fare la longe che per mettere la piastrina
  • piastrina Gi-Gi o altro tipo di discensore (secchiello, otto...). La piastrina (che è sostituibile con due moschettoni uguali – freno moschettone) è per me il migliore perchè consente di potersi bloccare durante la calata
  • 4 moschettoni a ghiera: uno per la sosta, due per la piastrina e uno per il nodo autobloccante
Predisposizione del freno moschettone

Il cordino può essere in nylon (in questo caso deve avere un diametro leggermente maggiore), kevlar o dyneema. Nel caso si disponga di un unico cordino, come già accennato, lo si fissa all'imbrago con un nodo otto doppio (o nodo delle guide) facendo in modo che i due rami che escono dal nodo abbiano lunghezza diversa. Uno, lungo circa 1 m, serve per il collegamento alla sosta; l'altro, di 30-40 cm, serve per il collegamento al discensore.
Se si dispone del cordino, o fettuccia precucita di circa 1,40 m, (quella che ho io per esempio) si adotta un metodo alternativo. Si lega il cordino all'imbrago col nodo “a cravatta" anziché il bocca di lupo che potrebbe per disattenzione essere sciolto. Sull'anello chiuso della fettuccia va quindi realizzato, a poca distanza dal fissaggio all'imbragatura, un nodo semplice o a otto in modo da ottenere un'asola sfalsata, nella quale verrà inserito il moschettone collegato al discensore. All'asola terminale si fissa invece, con un nodo barcaiolo facoltativo, il moschettone per la sosta.
Nel caso di un elemento naturale, è sconsigliabile far passare direttamente la corda nell'ancoraggio (per esempio attorno ad un albero) poiché gli attriti che si vengono a creare potrebbero renderne impossibile il recupero ed in ogni caso danneggiare inutilmente la camicia della corda. E' buona norma inoltre diffidare dei cordini o delle fettucce trovati in loco e sostituirli senza indecisioni se si ha anche solo il minimo dubbio circa la loro solidità. Per questo è indispensabile anche avere del materiale in più, che di certo può rallentare la salita, ma può rivelarsi estremamente utile durante le manovre in parete. Se la sosta non è già predisposta, la si può creare con dei nut collegati preferibilmente a una “clessidra”.

DISCESA IN CORDA DOPPIA
  1. preparazione del nodo autobloccante sulla corda, fissato all'imbragatura con moschettone a ghiera
  2. predisposizione del discensore sulla corda a monte dell'autobloccante
  3. collegamento del discensore alla longe
  4. distacco dell'autoassicurazione dalla sosta
  5. discesa

Si deve tenere una mano sull'autobloccante, per farlo scorrere, e utilizzare l'altra per manovrare la corda. Io consiglierei il Machard anziché il Prusik, perchè quest'ultimo, partendo da una bocca di lupo strozza troppo quando si blocca. Durante la discesa si deve mantenere una posizione con le gambe diritte e divaricate e la discesa stessa dev'essere continua e regolare, senza sbalzi o scossoni per non sollecitare l'ancoraggio (è stato verificato infatti che sulla sosta possono venire a crearsi sollecitazioni pari anche a 2-3 volte il peso dell'alpinista). Una volta terminata la discesa, si deve avvisare sempre il compagno che la corda è libera.

sabato 17 marzo 2012

Le nostre montagne valdostane

Una bella visione aerea dei colossi che popolano la Val d'Aosta...
Panoramica emozionante delle nostre montagne... per chi vuole continuare a sognare!

sabato 28 gennaio 2012

Ciaspolata a Promiod


Ecco alcune foto della recente ciaspolata (la prima) che ho fatto nei pressi di Promiod, un paesino della Valtournenche, due domeniche fa...
bellissima giornata, tempo stupendo, panorama ancora di più e nessuna caduta!
Peccato solo per la poca neve che quest'anno tarda a farsi vedere qui in pianura...
Quella nebbiolina che conferisce un non so di magico a tutta la giornata trascorsa sulle bianche distese di neve valdostane



sabato 14 gennaio 2012

Buon anno a tutti!!!


Buon anno a tutti!

...con il vivo augurio di tante gite in montagna e belle ferrate!!!

venerdì 9 dicembre 2011

Tutti in falesia a Toirano!

Tutti in falesia!

Una giornata bellissima trascorsa all'insegna del divertimento e dell'arrampicata!
La mia seconda uscita in falesia, per la prima volta alla scoperta della roccia meravigliosa (molto buona, belle clessidre ma troppo tagliente) della Liguria, la patria delle falesie.
A due passi da Finale Ligure si respira intensamente il clima autunnale - è una domenica di fine novembre, e si scala buona roccia. Qualche 6a e 10 bei monotiri...
Ringrazio vivamente Bruno, il mio compagno d'arrampicata, e gli altri, con cui sono volate le ore, e che hanno reso possibile questa bellissima uscita!