Era da più di un anno che
volevo farla. E ogni volta si rimandava per un motivo o per l’altro. Ci avevo
anche provato ad agosto di quest’anno, ma un po’ per il tempo atmosferico
(sarebbe piovuto da lì a poco), un po’ per quello cronologico (eravamo arrivati
all’attacco della via a mezzogiorno!) avevo dovuto lasciar perdere. Finalmente,
a fine settembre si ripresenta l’occasione. Dopo aver salito “Simonetta” a
Rocca di Perti con Fede (potete trovare la mia relazione qui:http://sullealidellamontagna.blogspot.it/2015/09/rocca-di-perti-via-simonetta.html), mi/ci torna in mente la tanto agognata cresta, e decidiamo
che, salvo complicazioni, ci avremmo riprovato il weekend successivo. E così è
stato; memori dell’esperienza passata, io e Mauro partiamo di buon’ora, quando
ancora è buio (verso le 4 e mezza) e arriviamo a Plan Coumarial dopo un paio
d’ore. Parcheggiamo l’auto e partiamo alle 6 e mezza, quando il sole ancora non
si vede e bisogna accendere la frontale.
Piccola nota: la maggior
parte delle relazioni circolanti non prendono neanche in considerazione
l’ipotesi di partire dal versante di Gressoney e descrivono sempre
l’avvicinamento dalla stazione superiore della funivia di Oropa. Avendo noi provato
entrambi gli avvicinamenti (da Oropa in agosto, in occasione del tentativo
fallito, e da Coumarial), mi sentirei di consigliare vivamente di fare
l’avvicinamento dalla valle di Gressoney. Per svariati motivi. Innanzitutto, il
percorso chilometrico da Oropa, anche se si prende (e paga) la funivia è
decisamente maggiore che da Coumarial. Oltretutto, la funivia ti porta quasi a
1900 m: da lì al colle Sella (che si trova a 5 minuti neanche dall’attacco
della cresta) ci vogliono due ore e mezza di cammino di buon passo. Da
Coumarial, a 1450 m, abbiamo impiegato due ore e dieci a passo più tranquillo.
Fatevi un paio di conti. Entrambi i sentieri sono ben segnati, solamente quello
che parte dal parcheggio di Coumarial è diretto – anche se mai eccessivamente
ripido – e direi anche piuttosto godibile, mentre il sentiero dalla stazione
superiore della funivia di Oropa presenta molti saliscendi.
Per tutti questi motivi,
in queste pagine descriverò la salita dal versante di Gressoney, che, ai nostri
occhi, è sembrata molto più conveniente.
Accesso: risalire la Valle del Lys fino a
Fontainemore. Proseguire sempre sulla strada asfaltata, si oltrepassa un ponte
sul torrente che dà il nome alla valle e si passa la località Niana. Poco dopo,
prendere un bivio sulla destra su un altro ponte seguendo le indicazioni per
Plan Coumarial. Si continua sulla stradina principale fino alla frazione
Coumarial, dove si deve lasciare la macchina (la strada continua fino agli
alpeggi superiori ma c’è divieto di transito). Ampio parcheggio. Di fianco al
parcheggio c’è un’area picnic attrezzata, con anche una fontanella: potrà far
comodo al ritorno.
Avvicinamento: si parte
dall’inizio del parcheggio seguendo le indicazioni per il rifugio Coda su un
largo sentiero, che si inoltra nel bosco da dove si esce su una strada sterrata
poderale. Oltrepassata la strada, si continua nel bosco, sempre seguendo le
indicazioni per il rifugio Coda, per poi attraversare i prati dell’alpeggio
Vercosa. Al bivio successivo si tiene la destra prendendo il sentiero che
scende, si attraversa un ponte sul torrente Guglias, dopo il quale il sentiero
diventa mulattiera.
| L'alba |
Il bivio successivo, a 1770 m, porta al rifugio Coda sulla
destra, e al Colle Sella e monte Mars sulla sinistra. Le relazioni consigliano
di prendere la deviazione di destra perché più sicura (?). Noi abbiamo preso
quella di sinistra. Se si sceglie questa opzione si risparmia una ventina di
minuti di cammino; in teoria è considerata rischiosa perché si transita sotto
edifici rocciosi che, forse ogni tanto, scaricano pietre.
Si prosegue su quello che
da lì a poco ridiventa sentiero, si supera una bella baita sulla sinistra e si
continua a camminare su comodo sentiero costeggiando delle interessanti pareti di
granito bellissimo sulla sinistra; chissà che un giorno a qualcuno venga voglia
di farci una falesia di monotiri…
Al bivio successivo, si prende a destra per
il colle Sella. A sinistra si arriva al Mars dal sentiero escursionistico (mi
sembra che si tratti del 3A per un pezzo che poi diventa il 2D. Non sono sicuro
che sia esattamente escursionistico, qualche relazione lo dà F/F+). Ad ogni
modo, si riprende a salire, lasciando a sinistra in basso un lago, e in breve
si arriva al colla Sella, 2240 m. Pochi metri prima del colle si nota un sentiero segnalato per il monte Mars, ma a noi non interessa.
A questo punto ci fermiamo
a rifiatare un attimo, mangiamo una barretta e ci imbraghiamo. Finora abbiamo
viaggiato leggeri, con una mezza corda da 60 m (nuova di pacca) che useremo
doppiata, molto meglio della singola da 70 m che ci eravamo portati la volta
precedente! Ovviamente, appena arrivati al colle, notiamo come il lato di Oropa
si stia già annuvolando. Finora, tempo perfetto, durante tutta la prima parte
di avvicinamento neanche una nuvola. Ma dal versante biellese le nuvole non
possono mancare e infatti – sono le 9 e 30 – si stanno già alzando velocemente:
si prospetta un’ennesima giornata nebbiosa.
Dal colle si continua a
sinistra (spalle al versante di salita) e si aggira a sud un grande masso; dopo
un paio di saltini rocciosi, si giunge all’attacco della Cresta dei Carisey,
evidenziato da uno spit luccicante messo nel punto più impegnativo della
partenza (un passo di III).
| L'attacco della via |
Decidiamo di affrontare la salita con gli scarponi, legandoci in conserva protetta. Per noi questa è la prima volta che ci
cimentiamo su un itinerario di alpinismo classico, l’adrenalina è alle stelle.
Cresta dei Carisey: AD-
(qualche passo di IV), sviluppo di circa 450 m, è la cresta sud-sud-ovest al
monte Mars ed è la classica per eccellenza delle alpi biellesi. La roccia è uno
splendido granito, molto godibile. La via è attrezzata nei punti che lo
richiedono; nella parte alta della cresta si trova qualche sosta con catena. Si
può percorrerla in assicurazione, usando una mezza da 60 m doppiata e sostando
perlopiù su spuntoni, ma non lo consiglio perchè troppo lunga.
Il periodo
migliore è sicuramente l’autunno, ricco di colori e dal clima mite, mentre
d’estate possono capitare giornate di caldo eccessivo. Portarsi dietro un bel
po’ di cordini e fettucce per sfruttare i vari spuntoni e lame, e anche una
serie di nut. Se si vuole salire la fessura sprotetta di V del Dado tornano
utili friends di misure 0,75-1-2.
| Il Rosa |
Descrizione della via:
dopo la lama iniziale, II, si supera una breve placchetta di III protetta da
uno spit. Da qui non si vedono più spit, ma si continua dove sembra più
semplice.
Qualche metro tra facili salti rocciosi e tracce di sentiero e poi si
torna su roccia, (con vista sul versante valdostano) con passi mai superiori al
II - sfruttare i vari spuntoni per assicurarsi – fino alla sommità del primo
evidente risalto della cresta. Da qui bisogna scendere in un caminetto con
passo iniziale impegnativo di III. Si può sfruttare la corda fissa che ha nodi
ogni mezzo metro oppure si risolve il tutto con una breve doppia.
![]() |
| La Punta Amici vista da sopra il caminetto. In rosso è segnato, grossomodo, il percorso fatto |
Dopodichè, si
raggiunge l’intaglio alla base di un secondo risalto che si scala per delle
fessure sulla destra e con una plastica spaccata, III, il tutto protetto con
due spit ravvicinati.
Si continua in verticale fino alla cima del gendarme,
dove si può sostare, e dal quale bisogna scendere, in leggera disarrampicata,
dalla parte opposta. Si prosegue sul filo di cresta con passi facili ma
esposti, ora la vista spazia anche sul versante di Oropa (sempre che non sia
completamente invaso dalle nuvole).
Si trova una bella fessura facile in cui è
incastrato un friend piccolo (tranquilli, non viene via, ci abbiamo provato
anche noi), la si passa transitando sul versante biellese in forte esposizione.
In questo punto la cresta è pressoché orizzontale, ci si protegge dapprima su
spuntone, poi si trova uno spit nel tratto in discesa successivo. Appena dopo,
un passo verticale, III, ben protetto, permette di superare un tratto faticoso.
Si continua sulla verticale, con scalata molto bella ed elegante, sul III grado.
| Versante di Gressoney... |
| ...e versante biellese |
Poi un attimo di smarrimento: mi trovo davanti ad un piccolo diedrino verticale
non protetto; lo studio un po’, incastro un bel nut e poi lo passo. Lo spit è
appena sopra: secondo me, questo è un passaggio di IV. Appena sopra vi è una
bellissima fessura obliqua che si sviluppa da sinistra a destra, con al centro
uno spit, III, che conduce in cima al risalto, la cosiddetta Punta Amici (2338
m), sosta su spit e cordone.
Ora la cresta diventa orizzontale, a tratti molto
esposta, per poi scendere leggermente; la si segue stando nei pressi del filo,
ma spostati sulla destra, rinviando i tanti spit presenti.
Si continua ancora
in orizzontale fino a incontrare una targa commemorativa dedicata ad un
alpinista caduto e poi si punta lievemente a sinistra, in discesa, seguendo gli
spit. Da qui gli spit spariscono. Saranno una quindicina di metri di placca,
con un passo di IV- a metà, ma senza passaggi obbligatori: io ho puntato l’evidente
fessura a sinistra, proteggendola con un nut (alla fine, in questa giornata ne
ho usati parecchi), ma volendo si può stare completamente sulla destra, penso
che il grado sia uguale. Si raggiunge un evidente dosso roccioso piuttosto
verticale, ma stavolta protetto da uno spit. Poco sopra, con un altro passo di
IV, si raggiunge la sommità del gendarme. Da questo ci si cala in doppia (sosta
attrezzata per la calata), per non affrontare in disarrampicata il passo
dell’"inginocchiatoio" (III).
![]() |
| Arrivati al passo dell'inginocchiatoio. Vista sull'ultima parte della cresta. Con la linea rossa è evidenziato grossomodo il tratto che abbiamo fatto. |
Si è ora impegnati in un passaggio delicato su
placca, protetto da uno spit (con gli scarponi mi è sembrato un po’ ostico, ma
è altrettanto corto), poi per rocce facili, II, puntando un’evidente zona di
rocce biancastre, oltre la quale si sale verso sinistra alla base di una
paretina più ripida, alla cui base è presente una sosta con catena (il tiro
precedente, non ha protezioni perché facile, io sono riuscito a piazzare un
paio di nut). Il passaggio sopra la catena è piuttosto impegnativo, IV, ma
protetto ottimamente.
Dopo, le difficoltà diminuiscono, si continua per rocce
appoggiate, II, puntando uno spit e poi una larga fessura, che si supera sulla
destra, giungendo in un pianerottolo in cui è presente un’altra sosta con
catena. Poco più in là si nota, in basso, un cordone attorno ad un masso: se si
è stufi e non si intende affrontare l’ultimo tratto della cresta, ci si può
calare nella conca a sinistra, raggiungendo il sentiero che va al Coda. Eccoci dunque
arrivati al Dado, una bella parete di 10-12 metri che si può salire sul tiro
originario di IV, protetto con due spit e con uscita su sosta attrezzata con
catena, oppure dalla più che invitante fessura che rimane alla sua sinistra,
completamente sprotetta. Noi scegliamo quest’ultima opzione.
| Il Dado |
Secondo la
relazione si tratta di un V-… metto scarpette e magnesite, mi faccio assicurare
e parto. Davvero bella! Passi entusiasmanti sempre seguendo la fessura, e con
la giusta adrenalina. Tuttavia, secondo me i primi metri offrono una bella
arrampicata plastica che si avvicina molto al V+, 5c; la difficoltà è data in
particolar modo dalla carenza di appoggi per i piedi nella parte bassa. Appena
trovo dei buoni appoggi, metto con gran piacere l’unico friend a nostra
disposizione e poi continuo, avendo smaltito la tensione iniziale, proteggendo
con altri due nut, uno medio e uno grande, la fessura che al termine diventa più
facile, 5a, e che finisce in corrispondenza della sosta del tiro originario.
![]() |
| In azione sulla fessura |
Qualche altro metro su facili risalti e trovo uno spuntone perfetto dove
allestisco una sosta a prova di bomba e recupero il socio, che decide di
affrontare la fessura con gli scarponi rigidi (belin!). Arrivato in sosta ci
facciamo i complimenti, ormai la parte difficile della cresta è andata, mancano
solo più pochi minuti. Dalla sommità del Dado infatti si continua per pochi
minuti sul filo della cresta per una decina scarsa di minuti, rimanendo sulla
destra del filo, irto di spuntoni e gendarmi, per poi traversare sul versante
biellese. Ad un certo punto si reperisce una traccia di sentiero che costeggia
la parete; la si prende e in pochi minuti si arriva ad un colle, dove passa
l’Alta via delle Alpi biellesi.
| Di fronte, il Mucrone |
Da qui, in poco più di mezz’ora si è in cima al
Mars, su percorso escursionistico. Noi, tuttavia, decidiamo di iniziare a
scendere subito e così prendiamo il sentiero che porta al Coda, che all’inizio
è attrezzato con canaponi, e poi continua su pietraia. Al primo bivio si tiene
la destra e, seguendo il sentiero 3A e le tracce di vernice gialla sui massi
della pietraia, in mezz’ora si perviene all’ultimo bivio che avevamo incrociato
in mattinata. Da qui il percorso in discesa è uguale all’andata.
Gran bella giornata di
alpinismo, con passaggi facili ma mai banali, soprattutto se affrontati con gli
scarponi, ma sempre su roccia superba. La fessura del Dado, poi, è stata la
ciliegina sulla torta a questa salita da me così tanto ambita.




1 commento:
Vedi che i consigli servono ;-).......se fossi sceso con il sentiero per Oropa fino al col Chardoney e prendendo il versante aostano della valle del Vargno, recuperando la mulattiera che sale al col Barma, avresti fatto il giro ad anello del Mars......ritornando da una valle che è uno splendore.
tito as titus
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