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giovedì 1 ottobre 2015

Cresta dei Carisey

Era da più di un anno che volevo farla. E ogni volta si rimandava per un motivo o per l’altro. Ci avevo anche provato ad agosto di quest’anno, ma un po’ per il tempo atmosferico (sarebbe piovuto da lì a poco), un po’ per quello cronologico (eravamo arrivati all’attacco della via a mezzogiorno!) avevo dovuto lasciar perdere. Finalmente, a fine settembre si ripresenta l’occasione. Dopo aver salito “Simonetta” a Rocca di Perti con Fede (potete trovare la mia relazione qui:http://sullealidellamontagna.blogspot.it/2015/09/rocca-di-perti-via-simonetta.html), mi/ci torna in mente la tanto agognata cresta, e decidiamo che, salvo complicazioni, ci avremmo riprovato il weekend successivo. E così è stato; memori dell’esperienza passata, io e Mauro partiamo di buon’ora, quando ancora è buio (verso le 4 e mezza) e arriviamo a Plan Coumarial dopo un paio d’ore. Parcheggiamo l’auto e partiamo alle 6 e mezza, quando il sole ancora non si vede e bisogna accendere la frontale.
Piccola nota: la maggior parte delle relazioni circolanti non prendono neanche in considerazione l’ipotesi di partire dal versante di Gressoney e descrivono sempre l’avvicinamento dalla stazione superiore della funivia di Oropa. Avendo noi provato entrambi gli avvicinamenti (da Oropa in agosto, in occasione del tentativo fallito, e da Coumarial), mi sentirei di consigliare vivamente di fare l’avvicinamento dalla valle di Gressoney. Per svariati motivi. Innanzitutto, il percorso chilometrico da Oropa, anche se si prende (e paga) la funivia è decisamente maggiore che da Coumarial. Oltretutto, la funivia ti porta quasi a 1900 m: da lì al colle Sella (che si trova a 5 minuti neanche dall’attacco della cresta) ci vogliono due ore e mezza di cammino di buon passo. Da Coumarial, a 1450 m, abbiamo impiegato due ore e dieci a passo più tranquillo. Fatevi un paio di conti. Entrambi i sentieri sono ben segnati, solamente quello che parte dal parcheggio di Coumarial è diretto – anche se mai eccessivamente ripido – e direi anche piuttosto godibile, mentre il sentiero dalla stazione superiore della funivia di Oropa presenta molti saliscendi.
Per tutti questi motivi, in queste pagine descriverò la salita dal versante di Gressoney, che, ai nostri occhi, è sembrata molto più conveniente.

Accesso: risalire la Valle del Lys fino a Fontainemore. Proseguire sempre sulla strada asfaltata, si oltrepassa un ponte sul torrente che dà il nome alla valle e si passa la località Niana. Poco dopo, prendere un bivio sulla destra su un altro ponte seguendo le indicazioni per Plan Coumarial. Si continua sulla stradina principale fino alla frazione Coumarial, dove si deve lasciare la macchina (la strada continua fino agli alpeggi superiori ma c’è divieto di transito). Ampio parcheggio. Di fianco al parcheggio c’è un’area picnic attrezzata, con anche una fontanella: potrà far comodo al ritorno.

Avvicinamento: si parte dall’inizio del parcheggio seguendo le indicazioni per il rifugio Coda su un largo sentiero, che si inoltra nel bosco da dove si esce su una strada sterrata poderale. Oltrepassata la strada, si continua nel bosco, sempre seguendo le indicazioni per il rifugio Coda, per poi attraversare i prati dell’alpeggio Vercosa. Al bivio successivo si tiene la destra prendendo il sentiero che scende, si attraversa un ponte sul torrente Guglias, dopo il quale il sentiero diventa mulattiera.
L'alba
Il bivio successivo, a 1770 m, porta al rifugio Coda sulla destra, e al Colle Sella e monte Mars sulla sinistra. Le relazioni consigliano di prendere la deviazione di destra perché più sicura (?). Noi abbiamo preso quella di sinistra. Se si sceglie questa opzione si risparmia una ventina di minuti di cammino; in teoria è considerata rischiosa perché si transita sotto edifici rocciosi che, forse ogni tanto, scaricano pietre.
Si prosegue su quello che da lì a poco ridiventa sentiero, si supera una bella baita sulla sinistra e si continua a camminare su comodo sentiero costeggiando delle interessanti pareti di granito bellissimo sulla sinistra; chissà che un giorno a qualcuno venga voglia di farci una falesia di monotiri…
Al bivio successivo, si prende a destra per il colle Sella. A sinistra si arriva al Mars dal sentiero escursionistico (mi sembra che si tratti del 3A per un pezzo che poi diventa il 2D. Non sono sicuro che sia esattamente escursionistico, qualche relazione lo dà F/F+). Ad ogni modo, si riprende a salire, lasciando a sinistra in basso un lago, e in breve si arriva al colla Sella, 2240 m. Pochi metri prima del colle si nota un sentiero segnalato per il monte Mars, ma a noi non interessa.
A questo punto ci fermiamo a rifiatare un attimo, mangiamo una barretta e ci imbraghiamo. Finora abbiamo viaggiato leggeri, con una mezza corda da 60 m (nuova di pacca) che useremo doppiata, molto meglio della singola da 70 m che ci eravamo portati la volta precedente! Ovviamente, appena arrivati al colle, notiamo come il lato di Oropa si stia già annuvolando. Finora, tempo perfetto, durante tutta la prima parte di avvicinamento neanche una nuvola. Ma dal versante biellese le nuvole non possono mancare e infatti – sono le 9 e 30 – si stanno già alzando velocemente: si prospetta un’ennesima giornata nebbiosa.
Dal colle si continua a sinistra (spalle al versante di salita) e si aggira a sud un grande masso; dopo un paio di saltini rocciosi, si giunge all’attacco della Cresta dei Carisey, evidenziato da uno spit luccicante messo nel punto più impegnativo della partenza (un passo di III).
L'attacco della via
Decidiamo di affrontare la salita con gli scarponi, legandoci in conserva protetta. Per noi questa è la prima volta che ci cimentiamo su un itinerario di alpinismo classico, l’adrenalina è alle stelle.
Cresta dei Carisey: AD- (qualche passo di IV), sviluppo di circa 450 m, è la cresta sud-sud-ovest al monte Mars ed è la classica per eccellenza delle alpi biellesi. La roccia è uno splendido granito, molto godibile. La via è attrezzata nei punti che lo richiedono; nella parte alta della cresta si trova qualche sosta con catena. Si può percorrerla in assicurazione, usando una mezza da 60 m doppiata e sostando perlopiù su spuntoni, ma non lo consiglio perchè troppo lunga.
Il periodo migliore è sicuramente l’autunno, ricco di colori e dal clima mite, mentre d’estate possono capitare giornate di caldo eccessivo. Portarsi dietro un bel po’ di cordini e fettucce per sfruttare i vari spuntoni e lame, e anche una serie di nut. Se si vuole salire la fessura sprotetta di V del Dado tornano utili friends di misure 0,75-1-2.

Il Rosa
Descrizione della via: dopo la lama iniziale, II, si supera una breve placchetta di III protetta da uno spit. Da qui non si vedono più spit, ma si continua dove sembra più semplice.
Qualche metro tra facili salti rocciosi e tracce di sentiero e poi si torna su roccia, (con vista sul versante valdostano) con passi mai superiori al II - sfruttare i vari spuntoni per assicurarsi – fino alla sommità del primo evidente risalto della cresta. Da qui bisogna scendere in un caminetto con passo iniziale impegnativo di III. Si può sfruttare la corda fissa che ha nodi ogni mezzo metro oppure si risolve il tutto con una breve doppia.
La Punta Amici vista da sopra il caminetto. In rosso è segnato, grossomodo, il percorso fatto
Dopodichè, si raggiunge l’intaglio alla base di un secondo risalto che si scala per delle fessure sulla destra e con una plastica spaccata, III, il tutto protetto con due spit ravvicinati.
Si continua in verticale fino alla cima del gendarme, dove si può sostare, e dal quale bisogna scendere, in leggera disarrampicata, dalla parte opposta. Si prosegue sul filo di cresta con passi facili ma esposti, ora la vista spazia anche sul versante di Oropa (sempre che non sia completamente invaso dalle nuvole).
Versante di Gressoney...
...e versante biellese
Si trova una bella fessura facile in cui è incastrato un friend piccolo (tranquilli, non viene via, ci abbiamo provato anche noi), la si passa transitando sul versante biellese in forte esposizione. In questo punto la cresta è pressoché orizzontale, ci si protegge dapprima su spuntone, poi si trova uno spit nel tratto in discesa successivo. Appena dopo, un passo verticale, III, ben protetto, permette di superare un tratto faticoso. Si continua sulla verticale, con scalata molto bella ed elegante, sul III grado.
Poi un attimo di smarrimento: mi trovo davanti ad un piccolo diedrino verticale non protetto; lo studio un po’, incastro un bel nut e poi lo passo. Lo spit è appena sopra: secondo me, questo è un passaggio di IV. Appena sopra vi è una bellissima fessura obliqua che si sviluppa da sinistra a destra, con al centro uno spit, III, che conduce in cima al risalto, la cosiddetta Punta Amici (2338 m), sosta su spit e cordone.
Ora la cresta diventa orizzontale, a tratti molto esposta, per poi scendere leggermente; la si segue stando nei pressi del filo, ma spostati sulla destra, rinviando i tanti spit presenti.
Si continua ancora in orizzontale fino a incontrare una targa commemorativa dedicata ad un alpinista caduto e poi si punta lievemente a sinistra, in discesa, seguendo gli spit. Da qui gli spit spariscono. Saranno una quindicina di metri di placca, con un passo di IV- a metà, ma senza passaggi obbligatori: io ho puntato l’evidente fessura a sinistra, proteggendola con un nut (alla fine, in questa giornata ne ho usati parecchi), ma volendo si può stare completamente sulla destra, penso che il grado sia uguale. Si raggiunge un evidente dosso roccioso piuttosto verticale, ma stavolta protetto da uno spit. Poco sopra, con un altro passo di IV, si raggiunge la sommità del gendarme. Da questo ci si cala in doppia (sosta attrezzata per la calata), per non affrontare in disarrampicata il passo dell’"inginocchiatoio" (III).
Arrivati al passo dell'inginocchiatoio. Vista sull'ultima parte della cresta. Con la linea rossa è evidenziato grossomodo il tratto che abbiamo fatto.
Si è ora impegnati in un passaggio delicato su placca, protetto da uno spit (con gli scarponi mi è sembrato un po’ ostico, ma è altrettanto corto), poi per rocce facili, II, puntando un’evidente zona di rocce biancastre, oltre la quale si sale verso sinistra alla base di una paretina più ripida, alla cui base è presente una sosta con catena (il tiro precedente, non ha protezioni perché facile, io sono riuscito a piazzare un paio di nut). Il passaggio sopra la catena è piuttosto impegnativo, IV, ma protetto ottimamente.
Dopo, le difficoltà diminuiscono, si continua per rocce appoggiate, II, puntando uno spit e poi una larga fessura, che si supera sulla destra, giungendo in un pianerottolo in cui è presente un’altra sosta con catena. Poco più in là si nota, in basso, un cordone attorno ad un masso: se si è stufi e non si intende affrontare l’ultimo tratto della cresta, ci si può calare nella conca a sinistra, raggiungendo il sentiero che va al Coda. Eccoci dunque arrivati al Dado, una bella parete di 10-12 metri che si può salire sul tiro originario di IV, protetto con due spit e con uscita su sosta attrezzata con catena, oppure dalla più che invitante fessura che rimane alla sua sinistra, completamente sprotetta. Noi scegliamo quest’ultima opzione.
Il Dado
Secondo la relazione si tratta di un V-… metto scarpette e magnesite, mi faccio assicurare e parto. Davvero bella! Passi entusiasmanti sempre seguendo la fessura, e con la giusta adrenalina. Tuttavia, secondo me i primi metri offrono una bella arrampicata plastica che si avvicina molto al V+, 5c; la difficoltà è data in particolar modo dalla carenza di appoggi per i piedi nella parte bassa. Appena trovo dei buoni appoggi, metto con gran piacere l’unico friend a nostra disposizione e poi continuo, avendo smaltito la tensione iniziale, proteggendo con altri due nut, uno medio e uno grande, la fessura che al termine diventa più facile, 5a, e che finisce in corrispondenza della sosta del tiro originario.
In azione sulla fessura
Qualche altro metro su facili risalti e trovo uno spuntone perfetto dove allestisco una sosta a prova di bomba e recupero il socio, che decide di affrontare la fessura con gli scarponi rigidi (belin!). Arrivato in sosta ci facciamo i complimenti, ormai la parte difficile della cresta è andata, mancano solo più pochi minuti. Dalla sommità del Dado infatti si continua per pochi minuti sul filo della cresta per una decina scarsa di minuti, rimanendo sulla destra del filo, irto di spuntoni e gendarmi, per poi traversare sul versante biellese. Ad un certo punto si reperisce una traccia di sentiero che costeggia la parete; la si prende e in pochi minuti si arriva ad un colle, dove passa l’Alta via delle Alpi biellesi.
Di fronte, il Mucrone
Da qui, in poco più di mezz’ora si è in cima al Mars, su percorso escursionistico. Noi, tuttavia, decidiamo di iniziare a scendere subito e così prendiamo il sentiero che porta al Coda, che all’inizio è attrezzato con canaponi, e poi continua su pietraia. Al primo bivio si tiene la destra e, seguendo il sentiero 3A e le tracce di vernice gialla sui massi della pietraia, in mezz’ora si perviene all’ultimo bivio che avevamo incrociato in mattinata. Da qui il percorso in discesa è uguale all’andata.


Gran bella giornata di alpinismo, con passaggi facili ma mai banali, soprattutto se affrontati con gli scarponi, ma sempre su roccia superba. La fessura del Dado, poi, è stata la ciliegina sulla torta a questa salita da me così tanto ambita.

1 commento:

Unknown ha detto...

Vedi che i consigli servono ;-).......se fossi sceso con il sentiero per Oropa fino al col Chardoney e prendendo il versante aostano della valle del Vargno, recuperando la mulattiera che sale al col Barma, avresti fatto il giro ad anello del Mars......ritornando da una valle che è uno splendore.
tito as titus

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