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martedì 1 settembre 2015

Cresta dell'Uranio alla Rocca del Visconte

Il tempo per domenica è buono e, nonostante abbia scalato Lo Dzerby al paretone di Arnad solo pochi giorni fa, ho ancora voglia di fare una via da qualche parte. Dopo qualche ora di ricerche trovo un socio e ci mettiamo d’accordo per la salita da fare. Ho letto qualche relazione su internet (poche, a dire il vero) su una via che sale la Rocca del Visconte, in Val Chisone. Alle 7 di domenica io e Luca partiamo alla volta del vallone del Grandubbione, una vallata laterale della Val Chisone, per salire la “Cresta dell’Uranio” (5b max, 10 L, 300m).

ACCESSO: entrati nella Val Chisone, si passa l’abitato di Villar Perosa fino ad arrivare a quello di Pinasca. Ad una rotonda, si gira a destra per un ponte entrando nell’abitato; al bivio successivo a sinistra seguendo le indicazioni per il Vallone del Grandubbione e dopo 700 m a destra imboccando una stradina asfaltata e ripida. La si segue per diversi km, sempre in salita fino a quando inizia a scendere, in prossimità di un cartello sulla destra che indica il “Vallone del Grandubbione”. Alla biforcazione successiva, si prende la stradina sulla sinistra che scende e la si tiene per altri km fino alla decisiva deviazione, ancora verso sinistra per “Grandubbione arrampicata” (così recita il cartello di legno) in prossimità dell’omonima frazione. Da qui, ancora 400 m in salita portano al cosiddetto “Ponte della Reissa”. Parcheggiare appena prima.

Da qui è in parte già visibile la Rocca del Visconte, che richiede una ventina di minuti d’avvicinamento. Il posto è davvero isolato e sperduto. Tutt’attorno, boschi a perdita d’occhio: ci risulta subito evidente come la valle sia stata poco sfruttata dall’uomo. Il suo aspetto selvaggio, nonostante la bassa quota (ci troviamo dopotutto a fondovalle della Val Chisone), contrasta di netto con le valli valdostane che sono abituato a frequentare, in primis la Valtournenche.
L’avvicinamento asseconda il nome della valle. Si attraversa il ponte e si continua sulla mulattiera seguendo il cartello in legno per “arrampicata”. Dopo aver passato qualche baita e una fontanella si perviene ad un bivio che salendo non abbiamo notato perché in parte nascosto dalla vegetazione. Dopo aver chiesto informazioni alla gente del posto lo troviamo e lo seguiamo faticosamente, facendoci largo tra gli arbusti e i rovi fino a non capire più dove siamo. Mah… Grandubbione! Ah no, ecco lì un’altra pallina. Il sentiero prosegue dirigendosi verso una parete interessante sormontata da una serie di tetti e in venti minuti circa porta appunto alla Rocca del Visconte. Appena arrivati, noterete un po’ di spit un po’ ovunque: sono monotiri. La via che ci interessa è sull’estrema sinistra. Un tempo c’era la pallina che ne indicava la partenza, ma adesso è caduta ed è stata posta in mezzo a dei tronchi sulla sinistra.

La pallina com'era nel 2008. La foto è presa da quest'ottima relazione: http://dani-climb2.blogspot.it/2008/03/rocca-del-visconte-m-1300-cresta.html
Lo spigolo che vediamo e che costituisce i primi due tiri della via corrisponde alle foto che ho visto, quindi parto, sicuro di aver indovinato l’attacco.
Il primo tiro è dato come 5a+ e dura una ventina di metri protetti da 4/5 spit, messi dove servono.
L'attacco della via
L’unico passaggio che mi lascia perplesso è proprio la partenza, che non capisco e forse per questo mi pare molto più dura di quanto segnato. Per fortuna c’è uno spit (arrugginito) e così ne approfitto per il primo resting riflessivo della giornata (per fortuna anche l’ultimo). Il resto del tiro è piacevole e non presenta difficoltà eccessive. Arrivo alla sosta, ma mi sembra che appartenga ad un monotiro e così continuo fino alla comoda sosta della seconda lunghezza, che, in questo modo, concateno con la prima.
Il secondo tiro è un bel 5b continuo, il tiro più duro e più bello della via: si parte per lo spigolo, poi si doppia il filo di cresta e si passa su placca. Dopo 25 metri circa di arrampicata elegante su roccia superba e dopo aver rinviato 5/6 spit, arrivo alla sosta su catena, piazzata su un terrazzino, dal quale recupero Luca.


Non si vede e non si sente nessuno. Siamo per caso i soli in tutta la valle, nonostante sia una domenica d’agosto e faccia bel tempo? Mah… Grandubbione. Il terzo tiro arriva appena sotto il tetto. Procediamo a tiri alterni per essere più veloci ma le manovre di corda ci rallentano inesorabilmente: in tutte le lunghezze c’è un consistente tiraggio della corda. Ad ogni modo, parte Luca e rinvia uno spit ad almeno 7-8 metri dalla sosta e continua su splendida placca mai impegnativa per circa 35/40 metri fino alla sosta a prova di bomba. E’ un 5a di placca lavorata molto divertente, con 6 spit.
Il terzo tiro
Ora si entra nella parte meno interessante della via. In particolare, il prossimo tiro è forse quello in cui fa più attrito la corda. Dalla terza sosta, si percorre la cengia sulla destra per una dozzina di metri puntando verso una placca che si trova di fianco a un tetto appoggiato. E’ la lunghezza più facile della via, 3c, e per questo è chiodata molto lunga: io ho notato solo un paio di spit su 45 m. Tuttavia, parte di questi è estremamente facile ed è comunque facilmente proteggibile. Infatti, appena svoltato l’angolo faccio passare un cordino attorno ad uno spuntone, e, prima di spostarmi a destra su placca per rinviare il secondo spit, riesco a piazzare un buon nut medio in una micro-fessura sotto il tetto di sinistra. Arrivo alla catena di sosta quando ormai il tiraggio delle corde è diventato impressionante. Un lato negativo della via, che rende la stessa meno godibile, è sicuramente anche il fatto che raramente chi sale riesce a vedere il compagno in sosta, e anche la comunicazione risulta complicata, essendo tutti i tiri piuttosto lunghi (noi abbiamo usato due mezze da 60 m, ma anche una singola da 70 m andrebbe bene, eccetto il caso di dover scendere in doppia sulla via).
La quinta lunghezza è di Luca: 4a ancora sullo spigolo, molto interessante nella prima parte, 20 m e un paio di spit.
Da adesso in poi, però, le belle soste con catena sono sostituite da un singolo spit con maillon. Tocca ancora me, salgo un tiro con partenza di 4a molto bella, protetta da due spit. Il resto è terzo grado sprotetto fino al maillon di sosta. Siamo più o meno a metà via.
Sulla destra si può vedere la rimanente parte di cresta da percorrere
Un brevissimo tratto di sentiero ci porta ad una sosta alla base di una paretina dalla quale si vedono due spit. Il settimo tiro, 4a, è di Luca: si passa la paretina con passaggi plastici, si arriva in placca, si scende su roccia sulla destra prestando attenzione fino ad arrivare al maillon di sosta. Luca però non si ferma e decide di concatenare anche il tiro successivo, un 4a con una passo singolo secondo me delicato, protetto da tre spit e lungo 25 m almeno.
L'ottavo tiro
Gli comunico che la corda sta per finire, così sosta su uno spuntone anziché sulla sosta, che rimane una ventina di metri sopra. Parto dunque io per il nono tiro che, dalla sosta improvvisata alla fine della lunghezza, misura 55 m. Faccio passare un cordino attorno ad un alberello (protezione più psicologica che altro), passo un piccolo muretto e arrivo alla sosta prima citata. Continuo poi per un fantastico pilastrino di 4c, rinviando uno spit a dieci metri dalla sosta. Mi sposto gradatamente sulla sinistra rinviando altri due spit e arrivo al passo di 5b su placca verticale che dà il grado al tiro, che per fortuna è protetto bene. Ancora pochi passi, Luca mi fa notare che la corda è agli sgoccioli, ma tanto sono in vista della sosta. Sempre su spit con maillon. Cosa costava mettere un altro spit, lì vicino? Integro con un nut e collego, poi recupero il socio, che scala divertito questo bel tiro.

L’ultima lunghezza si profila subito molto bella, peccato che non tocchi a me farla. Anche in questo caso, il primo spit è a 7-8 metri dalla sosta. Segue una lama così invitante che sembra richiedere a gran voce di essere integrata con un cordino. Subito dopo si trova il passo chiave del tiro; a sinistra c'è una placca un po’ liscia, io l’ho passato rimanendo sul filo di cresta, sulla destra.
Si sbuca su placca e si continua per altri 15 m fino all’ultima sosta.
4 ore e un quarto, un po’ tanto; l’obiettivo della prossima via sarà quello di ridurre drasticamente i tempi!

Uno spuntino, un selfie, e si inizia a scendere su sentiero (che sarebbe meglio definire traccia) guidati dai vari ometti fino al torrente. Con mio stupore mi accorgo che si tratta di un sentiero CAI. Sia io che Luca constatiamo di quanto sia in cattivo stato il sentiero, tra erba scivolosa e rovi spinosi (portarsi dietro i pantaloni lunghi!). Si passa da una sponda all’altra guadando il torrente fino a reperire finalmente il sentiero dell’andata.
Una parte di cresta, vista dal sentiero di discesa
Considerazioni: indubbiamente una salita d'ambiente, con chiodatura da montagna e poco avvicinamento, roccia splendida e difficoltà contenute. Direi che i pro sono più dei contro: è una via che merita di essere fatta, almeno una volta. Inoltre, difficilmente troverete la coda, come invece per la maggior parte delle vie storiche di falesia.

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