Via abbastanza bella anche
se discontinua, una classica di Rocca di Perti, nata nel 1973 e da allora assai
ripetuta. Al punto che la maggior parte dei passaggi è ormai su roccia unta,
lisciata dalle innumerevoli ripetizioni, motivo per il quale il grado si è
alzato dalle prime salite. La guida parla di IV grado con passi di IV+. Secondo
me, tuttavia, chi riesce a stento a fare il quarto grado si può trovare in
difficoltà su questa via. Credo che, realisticamente, a dispetto della quasi
totalità di relazioni che girano in internet, la via presenti diversi passaggi
di V.
Io, per esempio, abituato
all’ottima aderenza del gneiss, ho trovato alcuni passaggi su questo calcare
finalese liscio, un po’ delicati.
Accesso: dall’abitato di
Finalborgo, prendere la strada per Calice Ligure fino a un cartello sulla
destra con l’indicazione per “Rocca di Perti” che imbocca a gomito una stradina
ripida. Sulla strada per Calice si trovano due bivi sulla destra, a distanza
abbastanza ravvicinata: si deve prendere il secondo (entrambi hanno indicazioni
per “Rocca di Perti”). Imboccata la stradina, si fanno un paio di tornanti e
poi si parcheggia nel primo spiazzo sulla destra. La strada continuerebbe a
salire con la possibilità di trovare altri spiazzi, ma dopo poco diventa molto
disconnessa, per cui noi abbiamo preferito lasciare la macchina nel primo
parcheggio, che si trova di fianco all’autostrada, poco oltre il sottopasso
(attenzione al dosso al termine del sottopasso, perché è alto e non segnalato).
Si percorre a piedi la strada,
prima asfaltata, poi sterrata, fino ad incontrare un sentiero evidente sulla
sinistra; percorrerlo fino ad arrivare nel settore settentrionale, di fronte
all’attacco della via, riconoscibile dalla scritta “Simonetta” sulla roccia, 15 minuti dall'auto.
La via è interamente
chiodata (a parte la variante del sesto tiro) con dei fix piccoli arrugginiti
(a volte si confondono con la roccia); volendo si può integrare con cordini su
clessidre (poche) o con friend sulle tante fessure. Tuttavia, il numero di
protezioni è secondo me sufficiente, anche se nei tratti più facili ovviamente
la chiodatura è un po’ più lunga.
Basta una corda singola da
60 m, si scende comodamente per sentiero. Una discesa in corda doppia sulla via
risulterebbe difficile vista la non linearità di quest’ultima, e dato che non tutte
le soste sono attrezzate.
Simonetta (V D- 150 m)
1° tiro:
si attacca dritti in prossimità della scritta “Simonetta”; si monta
facilmente sul pianerottolo e si vede il primo fix sulla destra.
| L'attacco |
Si inizia un bel
traverso ascendente verso destra, III+, dirigendosi verso una grotta e ignorando
una vecchia sosta.
| Pezzi di storia |
Appena dopo di questa, si piega ancora verso destra e poi si
risalgono alcuni metri verticali, piuttosto lisci, IV-. Fare un pezzo di
sentiero, facendo attenzione all’attrito della corda e sostare su albero, (25 m), di
fronte ad un risalto, che costituisce l’unica parte d’arrampicata del 2° tiro. Nessuna protezione ma si può
integrare facilmente con cordini su alberi. Il risalto è di circa cinque metri,
III, poi si continua su sentiero verso sinistra fino a sostare su un albero, 20
m. Da qui si nota come un pezzo di roccia che circondava il tronco d’albero
soprastante si sia staccato, rendendo più complicata la partenza del terzo tiro.
3° tiro:
si attacca la prima paretina di cinque metri puntando il fix e rinviandolo
puntando bene i piedi e cercando i pochi buchi, V. Sopra il fix, in alto sulla
destra c’è una tacca che permette di uscire agevolmente dal passaggio;
altrimenti, andando sulla sinistra, nei pressi del tronco d’albero, si riducono
le difficoltà. Ora si attacca la bellissima fessura da fare in dulfer, per
nulla difficile, IV+, giungendo sotto un grosso tetto sporgente. Da qui si
traversa sei/sette metri a destra tenendo buone prese per le mani ma con
piccoli appoggi unti per i piedi, V, raggiungendo una sosta con tre fix da
collegare, 25 m.
4° tiro:
si risale a destra un bel diedro per cinque metri, IV, un fix, che conduce ad
una stretta cengia da attraversare verso destra, II, per sei/sette metri fino
ad una terrazza dove si sosta su due fix da collegare.
Da qui, slegati o in
conserva, si prosegue sul sentiero che sale verso la parete successiva e poi
piega a sinistra fino a raggiungere un piccolo terrazzino con due fix e la
scritta in nero “Simonetta”, 15 m.
5° tiro:
si attacca l’elegante spigolo in verticale sopra la sosta rinviando un fix (c’è
un chiodo venti cm sopra). Qui la roccia è molto unta e presenta un passaggio
tecnico, 5b; si prende la lama sulla destra e si raggiunge una tacchetta buona
sulla sinistra. Con queste due prese si portano su i piedi su appigli
inesistenti fino a raggiungere una bella maniglia per la mani. Ora le
difficoltà si abbattono, IV, in pochi passi si arriva ad una sosta su resinati
nuovi, ma io ho preferito fare un pezzo di sentiero verso sinistra e sostare
sull’albero che si trova di fronte alla variante della Simonetta, 20 m.
6° tiro:
noi abbiamo scelto il tiro della via originaria, ma chi se la sente può fare la
variante che viaggia sul V con un passaggio di V+ molto delicato, ma che non è
chiodata (solo una placchetta a sinistra del diedro fessura sulla destra). E’
invece spittato il traverso verso sinistra, su bella lama
e piedi inesistenti, che congiunge la variante con la via originaria e che
porta alla sosta aerea sul piccolo terrazzino prima dell’ultimo tiro, che è in
comune. Ad ogni modo, il nostro tiro attacca a sinistra della variante. Si
percorre qualche metro di II, poi si trova un bel diedro, sempre liscio ma con
buchi grossi, IV con passo di IV+ deviando vistosamente verso destra fino a
trovare una bella lama da percorrere verso destra con arrampicata agile,
divertente ed esposta, IV, fino al piccolo ed aereo terrazzino di sosta
(stavolta su catena), 20 m.
7° tiro:
ultimo tiro, ha tre fix, ma il diedro permette di integrare comodamente con
friend medio/grandi e con un cordino su un tronco secco, le difficoltà si
aggirano sul IV, eccetto la partenza che, rinviato un fix subito sopra la
sosta, è strapiombante e richiede un certo sforzo di braccia, IV+ (c’è una
buonissima maniglia sulla sinistra, doppiarla e alzare il piede destro), 20 m.
Si può sostare sul primo
terrazzino con due fix, oppure, continuando qualche metro su sentiero, sulla
terrazza finale, che offre splendida vista sul mare, su clessidra e spuntone
(sulla sinistra).
Discesa: si prosegue sul
sentiero, deviando a sinistra, raggiungendo in un paio di minuti la croce di
vetta. Da qui si continua a scendere, incrociando di volta in volta le tracce
che escono dalle varie vie. Tralasciare un paio di bivi sulla destra, finchè si
arriva ad un altro bivio, dopo aver sorpassato la traccia che porta all’attacco
di Consolando Consuelo. Qui, ignorare la traccia bassa, e rimanere su quella
alta, che, senza altri bivi, sorpassa lo Spigolo Nord e in pochi minuti arriva di
nuovo all’attacco di Simonetta. Da qui si ripercorre il sentiero dell’andata.
Calcolare, dall’uscita della via, una mezz’oretta.
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