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domenica 20 settembre 2015

Rocca di Perti: via Simonetta

Via abbastanza bella anche se discontinua, una classica di Rocca di Perti, nata nel 1973 e da allora assai ripetuta. Al punto che la maggior parte dei passaggi è ormai su roccia unta, lisciata dalle innumerevoli ripetizioni, motivo per il quale il grado si è alzato dalle prime salite. La guida parla di IV grado con passi di IV+. Secondo me, tuttavia, chi riesce a stento a fare il quarto grado si può trovare in difficoltà su questa via. Credo che, realisticamente, a dispetto della quasi totalità di relazioni che girano in internet, la via presenti diversi passaggi di V.
Io, per esempio, abituato all’ottima aderenza del gneiss, ho trovato alcuni passaggi su questo calcare finalese liscio, un po’ delicati.

Accesso: dall’abitato di Finalborgo, prendere la strada per Calice Ligure fino a un cartello sulla destra con l’indicazione per “Rocca di Perti” che imbocca a gomito una stradina ripida. Sulla strada per Calice si trovano due bivi sulla destra, a distanza abbastanza ravvicinata: si deve prendere il secondo (entrambi hanno indicazioni per “Rocca di Perti”). Imboccata la stradina, si fanno un paio di tornanti e poi si parcheggia nel primo spiazzo sulla destra. La strada continuerebbe a salire con la possibilità di trovare altri spiazzi, ma dopo poco diventa molto disconnessa, per cui noi abbiamo preferito lasciare la macchina nel primo parcheggio, che si trova di fianco all’autostrada, poco oltre il sottopasso (attenzione al dosso al termine del sottopasso, perché è alto e non segnalato).
Si percorre a piedi la strada, prima asfaltata, poi sterrata, fino ad incontrare un sentiero evidente sulla sinistra; percorrerlo fino ad arrivare nel settore settentrionale, di fronte all’attacco della via, riconoscibile dalla scritta “Simonetta” sulla roccia, 15 minuti dall'auto.
La via è interamente chiodata (a parte la variante del sesto tiro) con dei fix piccoli arrugginiti (a volte si confondono con la roccia); volendo si può integrare con cordini su clessidre (poche) o con friend sulle tante fessure. Tuttavia, il numero di protezioni è secondo me sufficiente, anche se nei tratti più facili ovviamente la chiodatura è un po’ più lunga.
Basta una corda singola da 60 m, si scende comodamente per sentiero. Una discesa in corda doppia sulla via risulterebbe difficile vista la non linearità di quest’ultima, e dato che non tutte le soste sono attrezzate.

Simonetta (V D- 150 m)
1° tiro: si attacca dritti in prossimità della scritta “Simonetta”; si monta facilmente sul pianerottolo e si vede il primo fix sulla destra.
L'attacco
Si inizia un bel traverso ascendente verso destra, III+, dirigendosi verso una grotta e ignorando una vecchia sosta.
Pezzi di storia
Appena dopo di questa, si piega ancora verso destra e poi si risalgono alcuni metri verticali, piuttosto lisci, IV-. Fare un pezzo di sentiero, facendo attenzione all’attrito della corda e sostare su albero, (25 m), di fronte ad un risalto, che costituisce l’unica parte d’arrampicata del 2° tiro. Nessuna protezione ma si può integrare facilmente con cordini su alberi. Il risalto è di circa cinque metri, III, poi si continua su sentiero verso sinistra fino a sostare su un albero, 20 m. Da qui si nota come un pezzo di roccia che circondava il tronco d’albero soprastante si sia staccato, rendendo più complicata la partenza del terzo tiro.
3° tiro: si attacca la prima paretina di cinque metri puntando il fix e rinviandolo puntando bene i piedi e cercando i pochi buchi, V. Sopra il fix, in alto sulla destra c’è una tacca che permette di uscire agevolmente dal passaggio; altrimenti, andando sulla sinistra, nei pressi del tronco d’albero, si riducono le difficoltà. Ora si attacca la bellissima fessura da fare in dulfer, per nulla difficile, IV+, giungendo sotto un grosso tetto sporgente. Da qui si traversa sei/sette metri a destra tenendo buone prese per le mani ma con piccoli appoggi unti per i piedi, V, raggiungendo una sosta con tre fix da collegare, 25 m.
4° tiro: si risale a destra un bel diedro per cinque metri, IV, un fix, che conduce ad una stretta cengia da attraversare verso destra, II, per sei/sette metri fino ad una terrazza dove si sosta su due fix da collegare.
Da qui, slegati o in conserva, si prosegue sul sentiero che sale verso la parete successiva e poi piega a sinistra fino a raggiungere un piccolo terrazzino con due fix e la scritta in nero “Simonetta”, 15 m.
5° tiro: si attacca l’elegante spigolo in verticale sopra la sosta rinviando un fix (c’è un chiodo venti cm sopra). Qui la roccia è molto unta e presenta un passaggio tecnico, 5b; si prende la lama sulla destra e si raggiunge una tacchetta buona sulla sinistra. Con queste due prese si portano su i piedi su appigli inesistenti fino a raggiungere una bella maniglia per la mani. Ora le difficoltà si abbattono, IV, in pochi passi si arriva ad una sosta su resinati nuovi, ma io ho preferito fare un pezzo di sentiero verso sinistra e sostare sull’albero che si trova di fronte alla variante della Simonetta, 20 m.
6° tiro: noi abbiamo scelto il tiro della via originaria, ma chi se la sente può fare la variante che viaggia sul V con un passaggio di V+ molto delicato, ma che non è chiodata (solo una placchetta a sinistra del diedro fessura sulla destra). E’ invece spittato il traverso verso sinistra, su bella lama e piedi inesistenti, che congiunge la variante con la via originaria e che porta alla sosta aerea sul piccolo terrazzino prima dell’ultimo tiro, che è in comune. Ad ogni modo, il nostro tiro attacca a sinistra della variante. Si percorre qualche metro di II, poi si trova un bel diedro, sempre liscio ma con buchi grossi, IV con passo di IV+ deviando vistosamente verso destra fino a trovare una bella lama da percorrere verso destra con arrampicata agile, divertente ed esposta, IV, fino al piccolo ed aereo terrazzino di sosta (stavolta su catena), 20 m.
7° tiro: ultimo tiro, ha tre fix, ma il diedro permette di integrare comodamente con friend medio/grandi e con un cordino su un tronco secco, le difficoltà si aggirano sul IV, eccetto la partenza che, rinviato un fix subito sopra la sosta, è strapiombante e richiede un certo sforzo di braccia, IV+ (c’è una buonissima maniglia sulla sinistra, doppiarla e alzare il piede destro), 20 m.
Si può sostare sul primo terrazzino con due fix, oppure, continuando qualche metro su sentiero, sulla terrazza finale, che offre splendida vista sul mare, su clessidra e spuntone (sulla sinistra).

Discesa: si prosegue sul sentiero, deviando a sinistra, raggiungendo in un paio di minuti la croce di vetta. Da qui si continua a scendere, incrociando di volta in volta le tracce che escono dalle varie vie. Tralasciare un paio di bivi sulla destra, finchè si arriva ad un altro bivio, dopo aver sorpassato la traccia che porta all’attacco di Consolando Consuelo. Qui, ignorare la traccia bassa, e rimanere su quella alta, che, senza altri bivi, sorpassa lo Spigolo Nord e in pochi minuti arriva di nuovo all’attacco di Simonetta. Da qui si ripercorre il sentiero dell’andata. Calcolare, dall’uscita della via, una mezz’oretta.

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