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lunedì 27 agosto 2012

Gran Sometta

Nel panorama orografico della Val d’Ayas e della Valtournenche, le tre Cime Bianche, di cui la Gran Sometta è la più alta (3166 m), costituiscono una rarità geologica essendo molto simili a vette dolomitiche.
La Gran Sometta si erge tra il colle inferiore (2890 m) e il colle superiore (2980 m) di Cime Bianche, ha la forma piramidale e presenta un paesaggio detritico. Per tutta la salita (classificata EE) si gode di un panorama stupendo: davanti il Cervino e la Gobba di Rollin, dietro la Grand Murailles, il mitico sperone di Vofredè col Mont Rous e la Dent D’Erens con la cresta Albertini, a destra la Roisetta e la Becca Carrè. Peccato che tutto ciò sia deturpato dalla presenza degli impianti di risalita invernali e dai cannoni spara neve.
Noi siamo partiti dalla frazione Perreres di Cervinia (1950 m circa) anche se si possono comodamente prendere gli ovetti di Valtournenche che portano a circa 2300 m.

La vetta vista dal colle inferiore di Cime Bianche
Si prende il sentiero 20-21, dopo mezz’ora di boschetto si sbuca a Manda (circa 2200 m), e continuando tra strada sterrata e sentierini (adesso c’è anche il percorso per MTB) si arriva in un pianoro, da cui diramano varie strade (tutte piste da sci). Noi seguiamo le indicazioni per il ristorante Motta (circa 2800 m), poi continuiamo fino al colle inferiore di Cime Bianche, o per la strada o per il sentiero che si può scorgere nettamente sulla sinistra orografica. E’ una zona da stelle alpine e da stambecchi, ma stavolta si sono fatte vedere solo delle mucche.
Se si aguzza la vista, già dalla salita è possibile scorgere qualcosa di bianco brillante sulla punta della Gran Sometta; è la Madonnina, risistemata l’anno scorso dopo un incidente.
Dal colle inferiore, il sentiero diventa traccia sempre più ripida e scivolosa, il paesaggio è detritico, sotto i piedi solo sfasciume e pietre poco stabili. Si continua per 20-30 min zigzagando, si supera un tratto insicuro in un traverso verso sinistra e si guadagna quota. La vista ora si amplia sulla vicina Val d’Ayas, il Plateau Rosà con i piloni della cabinovia, e i bellissimi laghi di Cime Bianche. La traccia non è affatto evidente ma è sempre costellata da ometti. Si prosegue con alcune svolte ripide; il sentiero rimane piuttosto malagevole e bisogna quindi stare attenti a non perdere la presa dello scarpone.
Sulla vetta c’è il diario in uno sportellino sotto il grande ometto che sorregge la statua della Madonna.
Ah, quella che sembrava inizialmente una croce, è invece un parafulmine! Il ritorno può essere effettuato per la stessa strada oppure, se si vuole fare un giro ad anello, si può, una volta tornati al colle inferiore di Cime Bianche, prendere il sentiero 6A (prima però bisogna scendere un po’ verso la val d’Ayas), poco evidente. Si costeggia il lago di Roisetta, si aggira la base della Becca Carrè, ci si porta con una continua discesa in una zona franosa presso grandi pietraie. I rari segni guidano di nuovo in salita verso la fascia di base della Pointe Sud e, con un lungo traverso in leggera pendenza, portano quasi all'altezza del colle Sud della Roisetta che viene raggiunto con un ultima salita lungo pendii erbosi. Da qui si riprende il sentiero 23 che porta alla stazione di Salette.

Se invece si ripete lo stesso itinerario della salita, consiglio una sosta al bar “Motta di Pletè” e una capatina all’opera del barman appostata lì vicino. Noi non siamo riusciti a capire cosa simbolizzasse: sembra l’incrocio tra un maiale e un toro. Ditemi voi!

Alla prossima!!!

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