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lunedì 20 agosto 2012

Rocca Clarì


La Rocca Clarì, poco oltre l’abitato di Claviere, è sicuramente la ferrata più severa della Val di Susa, per quanto riguarda esposizione, durata, impegno e sviluppo. Si classifica infatti come D+ e dura circa 3 ore e mezza, ma se ci si ferma di frequente a scattare foto, come me, il percorso diventa di almeno di 4 ore.

Questa ferrata, che ho affrontato a fine luglio (rimane in ombra per quasi tutto il mattino, ma dalle 11 e mezza in poi si patisce il caldo ) è stata dedicata a Mario Perona e Aldo Saglia, rispettivamente guida alpina e pilota di elicottero deceduti nel giorno di Pasqua del 2003 in un tragico incidente. Da allora, in loro memoria, si ha realizzato questa lunga e piacevole ferrata, affidata all’azienda valsusina Piemonte Disgaggi, che ha oltretutto bonificato l’area, prima adibita a discarica, facendo delle Gorge di San Gervasio un percorso facile e davvero bello. Inoltre hanno costruito quello che è diventato il ponte tibetano più lungo del mondo (anche se, a dire il vero, non è un vero ponte, perché ha i pioli) che attraversa completamente le Gorge di San Gervasio (400 m più il ponte ausiliario e l’ultimo ponte che riconduce al paese di 90 m + 90 m d’altezza).
Da Cesana si gira a destra alla rotonda per Claviere fino al ponte sulla Piccola Dora dove si lascia la macchina in uno spiazzo sulla sinistra. Da qui una strada sterrata che dopo poco diventa sentiero, con tanto di passerelle, conduce all’attacco della ferrata in un quarto d’ora lasciando sulla sinistra i bellissimi monotiri della falesia Clarì. La stessa ferrata è raggiungibile anche dall’abitato di Claviere: bisogna scendere fino a incrociare la mini-ferrata dei Bunker poi si raggiunge l’attacco che rimane sulla destra.
Il percorso presenta un dislivello di 550 m, la cima della Rocca Clarì si raggiunge a 2045 m e ogni mini settore (in tutto sono 15) ha un nome, anche se la ferrata presenta tre settori principali che incorporano tutti gli altri e che si distinguono per continuità e impegno.

Si inizia con “la lama” che continuando col “Far West Crossing” e il “Fungo Magico” costituisce la parte iniziale, più bella e divertente della ferrata con brevi saliscendi e rocce verticali ben attrezzate con molti scalini e appigli generosi per le mani, da non disdegnare soprattutto per mantenere l’equilibrio.

Dopo aver superato due denti di calcare (la roccia che contraddistingue la zona) si arriva in una cengia erbosa (il “pian della birra”) dove si incontra il sentiero dei Bunker che si segue per alcuni tornanti prima di svoltare a sinistra e attraversare in salita una fascia di rocce immersa nel bosco di larici. Ancora un traverso verso sinistra e si raggiunge l’ultima parte della ferrata (ancora 2 ore), la più impegnativa, verticale, continua e soprattutto esposta. Infatti si prosegue sullo spigolo, a volte a destra, a volte a sinistra con grande panorama sul Sestriere a sinistra, la statale che va a Claviere dietro, e il Monginevro a destra.

Con scalata sempre più continua ed area si supera la prima metà di questo ultimo settore, verticale e poco attrezzato (comunque il cavo è coperto dalla guaina, quindi non rovina le mani) per poi proseguire sullo spigolo della placconata, con passaggi aerei ed esposti. L’ultima parte della ferrata è costituita da un diedro verticale, anch’esso molto esposto, la “Scala Bionica” che conduce fino a pochi metri dalla vetta, dove ci attende un bel prato contornato da pini che ci coprono dal Sole; il posto ideale per riprendersi dopo questa bella faticata.

La discesa dura un’ora e mezza: dalla cima si prende il sentiero, si gira alla destra fino a raggiungere degli antichi fortini militari, da cui per strada sterrata si scende fino agli impianti sciistici di “la Coche”, poi verso l’abitato di Claviere su sterrato, o se preferite tramite il sentiero sulla sinistra, dove perlomeno non passano macchine.
Ringrazio tanto il socio Fili che mi ha accompagnato anche in questa ferrata, nuova per entrambi, in una giornata splendida al mattino, ma uggiosa con l’imbrunire. Al ritorno, dato che ci era avanzato qualche minuto, abbiamo deciso di scendere dalla Val Chisone per non farci di nuovo salassare dalle autostrade, che ogni mese aumentano il prezzo di ogni tratto si strada. Meglio arrivare a casa dopo, che col portafogli vuoto!

Alla prossima!!!

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