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martedì 11 ottobre 2011

La trilogia sulle Alpi di Hervè Barmasse

“Exploring the Alps”, il progetto di Hervè Barmasse, che prevedeva una trilogia di nuove vie sulle Alpi, è stato finalmente concluso tra il 29 e il 30 settembre sul Monte Rosa, assieme al padre Marco. Hervè e il padre, note guide di Valtournenche, sono quindi tornati ad aprire una nuova via insieme dopo “Linea Continua”, sul Couloir dell’Enjambee del Cervino, oggetto della visita di Hervè nella mia città, Valenza, mesi fa, occasione in cui ha passato una serata con noi, illustrandoci le sue ultime imprese e la sua filosofia circa l’alpinismo e la montagna.
L’intento del progetto era quello di dimostrare che l’avventura esiste ancora oggi sulle Alpi, dove è molto diffuso l’alpinismo classico, e non solo sull’Himalaya.
Ecco quindi che prende forma la terza ascesa, dopo “La Classica Moderna”, sul Monte Bianco, dedicata a Walter Bonatti, (grande alpinista che ha fatto la storia di questa catena montuosa e che è scomparso di recente), e la via aperta in solitaria sul Picco Muzio, notevole pilastro del Cervino.
L’ultima via aperta si trova nella parte sinistra della parete sud est del monte Rosa, accanto alla via “Africa Nostra” aperta nel 1987 da una cordata di Alagna Valsesia.
I due alpinisti hanno pernottato in un bivacco non custodito sul Balmenhorn a 4167 m. Il giorno dopo sono scesi dal Canal Sesia e sono poi risaliti per la parete fino alla Punta Gniffetti, 4554 m, dove si trova la Capanna Margherita, dopo aver affrontato un pilastro di 750 m.
Il 1° agosto, invece, è stata aperta “La Classica Moderna” da Hervè e i fratelli baschi Iker e Eneko Pou sul versante sud del Monte Bianco, quello italiano, più impervio e pericoloso. L'equipaggiamento del team consisteva unicamente nell'attrezzatura necessaria per eventuali bivacchi e in qualche chiodo come tradizionale misura di sicurezza. L'elevata quantità di neve caduta nelle ultime settimane ha reso difficoltoso il raggiungimento del gruppo Brouillard, ma al primo giorno di sole sono stati aperti 11 tiri lungo la colonna sinistra (livello di difficoltà 6c).
Monte Bianco
Dopo una notte al rifugio Monzino (2590 metri) e un altro stop al Bivacco Eccles (3850 m), i tre climber si sono accampati lungo il versante di Courmayeur a quota 4765 metri, dove la temperatura è scesa fino a -10 °C.
Complessivamente, dunque, Barmasse e i fratelli Pou hanno accumulato 3300 m di dislivello dai piedi del gruppo Brouillard fino al tetto d'Europa e sono poi ridiscesi dal versante francese, raggiungendo Chamonix.
Monte Bianco
Questa è un’ascensione che vuole emulare la filosofia e l’etica di chi, nel lontano 1959, ha messo per primo le mani sui monoliti di questo versante del Bianco, il grande Walter Bonatti. Una via pulita, senza spit, salita per 11 lunghezze fino al 6c con soli friends e 4 chiodi, aperta e scalata sempre in libera e che, come una grande classica, prosegue fino in vetta al monte Bianco per la cresta del Brouillard, per un totale di 3300 m di dislivello.
““La Classica Moderna” rispecchia la mia visione romantica di un alpinismo moderno, spesso troppo appeso al grado e non alla fantasia, e la voglia di riscoprire e condividere le emozioni della montagna con amici. Una via che aggiunge una pagina alla storia di questa montagna dove nel 1786 nacque l’alpinismo. E per concludere non poteva mancare un bivacco sotto le stelle sulla cima del Monte Bianco di Courmayeur.”
Tornando indietro nel tempo arriviamo al primo atto di questa trilogia, con cui concludo il resoconto.
Si tratta, come già espresso in precedenza, della nuova via che ha aperto in solitaria Hervè Barmasse sul Cervino, e che costituisce per lui l’esperienza più difficile ed emozionante delle tre ascese.
Il progetto “Exploring The Alps” parte quindi dalla sua montagna di casa, da quella piramide solitaria che si erge alla fine della Valtournenche e sancisce il confine geografico con la Svizzera.
Per Hervé Barmasse, questa prima tappa sul Cervino è stata dunque l'inizio di un viaggio. Un inizio che, come ha spiegato lui stesso, è stato solitario e per una nuova via proprio perché era questo che gli mancava come esperienza. Infatti, sul Cervino aveva già ripetuto altre vie esistenti in solitaria (Casarotto Grassi, Deffeyes, Direttissima e Spigolo dei Fiori). E ora era arrivato il tempo dell'apertura da solo di una via tutta sua e tutta da esplorare.
Picco Muzio - Cervino

La parete sud del Picco Muzio era già stata affrontata in precedenza, ma mai nessuno aveva affrontato i 700 metri di quel gran pilastro strapiombante direttamente. Un progetto su cui però era in agguato un’ombra minacciosa: la bassa qualità della roccia del Cervino e la sua inaffidabilità, oltre ai 400 metri di avvicinamento dell’erto canale di neve che porta alla base del pilastro.
Ma nonostante le premesse non fossero delle migliori e dopo un tentativo fallito in precedenza, l’8 marzo, in 4 giorni e tre bivacchi in parete, Hervè è riuscito a raggiungere la cima del Picco Muzio, dove lo attendeva il padre per poi scendere insieme a Cervinia.
“Arrivato in cima al Picco Muzio lo stress e la paura di non farcela o di morire sotto una delle tante scariche di sassi, hanno lasciato il posto alla gioia e alla pace interiore. Ero consapevole di aver fatto qualcosa per me stesso di unico, difficile ed irripetibile, ma la felicità più grande era quella di non dover più scalare su quella roccia marcia”. Tanto marcia e inaffidabile, che non si sente neppure di consigliare a nessuno la sua via per l’eccessivo grado di difficoltà che essa propone.

Tre grandi montagne, tre imponenti simboli delle Alpi. Quelle Alpi dove è iniziato il gioco dell’alpinismo e dove il gioco dell’esplorazione può e deve continuare…

Per vedere delle foto suggestive del Cervino cliccare qua

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