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giovedì 15 settembre 2011

Traversata Cervinia - Saint Jacques

Nel mio ultimo giorno di vacanze a Cervinia, ecco il mio CAI che, guarda caso, viene a trovarmi a domicilio. Una coincidenza fortunata, devo ammettere, perché, se non per un dolore acuto al ginocchio, la giornata si è rivelata proficua, sotto il livello ambientalistico ed escursionistico. Una gita, quella architettata dal CAI, che, con una traversata, univa due valli, la Valtournenche e la Val D’Ayas.
La partenza viene fissata alle 10 circa davanti alla funivia di Cervinia, che ci porterà a Plan Maison (2545 m). La giornata è eccezionale, mirabolante, mozzafiato, con il Cervino che si staglia molto nitidamente sullo sfondo, senza la consueta nuvoletta di Fantozzi e che si presenta a noi con la spruzzatina di neve di due giorni prima.


In tutta la giornata neanche una nuvola, manco a pagarla peso d’oro.
Appena arrivati a Plan Maison, c’è un attimo di commozione quando Manfredi ricorda il tragico evento che ha tolto la vita a Don Pietro (parroco di Valenza) molti decenni fa scendendo dal Fürgen, per opera di un fulmine.
Lasciando questa pagina di storia dolorosa, ci incamminiamo e, dopo aver superato il Lago Goillet, ci dirigiamo verso il Colle Superiore delle Cime Bianche (2980 m), che sancisce di fatto la separazione tra Valtournenche e Val d’Ayas e dal quale si scorge un panorama meraviglioso.


 

Dal colle  c'è un panorama  fantastico che spazia dal gran Paradiso, la grand Murailles, il Cervino, la gobba di Rollen e talvolta il piccolo Cervino col Breithorn. Da lì comincia la nostra discesa in Val D'Ayas verso S.Jacques. Ed ecco profilarsi davanti ai nostri occhi i limpidissimi laghi di Cime Bianche, davvero uno spettacolo unico.






Inoltrandoci nella Val d’Ayas, però, notiamo la sua bellezza e la sua quiete, in confronto della Valtournenche, che, invece, è sempre più deturpata dagli insediamenti e dagli impianti di risalita (per esempio in quella giornata c’era la gara di downhill).
Mi rendo subito conto di quanto sia affascinante la valle d’Ayas, anche se meno pubblicizzata della precedente, con tanto verde e tanti prati in cui scorrono ruscelli.
Ormai Saint Jacques è in vista e, dopo un’ora di tortura per il mio ginocchio, (tutto dislivello in discesa, inutile la ginocchiera) finalmente arriviamo al pullman, dopo aver trascorso una giornata insieme e in allegria con gli amici del CAI.
Anche questa, come tante altre gite che ho fatto, è favolosa e merita quindi di essere raccontata sul mio blog.
Ciao, alla prossima!

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