Ecco la seconda uscita su neve del corso, a metà giugno, con meta il mont Gelè partendo dal rifugio Crete Seche.
L’avvicinamento al rifugio richiede comodamente 2 ore, 2 ore e mezza; dal parcheggio seguiamo la strada sterrata, o il sentiero n°2 fino a giungere all’alpeggio Berrier a 2192 m. Da qui parte un lungo traverso a sinistra di mezz’ora circa che porta al dosso dove sorge il rifugio Crete Seche, 2410 m, da qui si nota il bivacco Spataro 2615 m, poco oltre, e punto d’appoggio per le gite invernali quando il Crete Seche è chiuso.
Il rifugio presenta varie camere, ha addirittura due bagni interni (c’è la possibilità di fare la doccia – 4€) e si mangia piuttosto bene (però inspiegabilmente niente sconti ai soci CAI). La sera stessa si decide il percorso: il corso si dividerà in due gruppi: uno di questi andrà a fare il mont Gelè e l’altro farà un giro molto più lungo e difficile toccando varie cime. Ovviamente io sono nel gruppo degli “scarsi” con Ale e le donne.
| IO |
Come siamo ormai abituati, sveglia alle due (stavolta Braccio mi ha obbligato a fare colazione!) e partenza alle tre: casco, frontale, guanti e via, in marcia.
| ALE |
La salita si svolge senza intoppi, anche se è un po’ dura, per il buio (non ho beccato neanche un ometto!) e perché la neve è fresca, non ancora battuta, infatti siamo noi i primi della giornata a partire, cosicché ci tocca battere pista.
Seguiamo il sentiero che parte dal rifugio (a proposito: in zona si può fare una ferrata e a dieci minuti dal Crete Seche c’è una falesia), sorpassiamo il bivacco Spataro raggiungendo il pianoro chiamato "Plan de la Sabbla". Lo percorriamo fino a quando si incontra un grosso masso con indicazioni del bivio per il Mont Gelè e il Colle Crete Seche e prendiamo in fondo a sinistra un canale nevoso sui 30°, (che nel nostro periodo di ascensione è ghiacciato almeno al mattino) il quale porta ad una serie di dossi nevosi e glaciali. Risaliamo ora il pendio detritico (ometti e segni gialli: attenzione perché è facile finire fuori percorso e fare le rocce anziché la traccia) fino al colle del Crete Seche.
Da qui riprende abbondante il manto nevoso che si protrae fino al colle del Mont Gelè a 3180 m. Solo ora è possibile vedere la cima. A questo punto mettiamo i ramponi e facciamo le cordate (per i frequentatori assidui ed esperti della montagna, ciò non credo sarebbe necessario, ma in un corso d’alpinismo questo e altro!), io, stanco morto sono guarda caso con l’istruttore più spompato… Proseguiamo lentamente sul ghiacciaio per almeno un’ora e mezza con panorama grandioso a sinistra sulla valle dell’Olomont e a destra sul Rosa e le cime più vicine.
| BRACCIO |
| LA CIMA |
1 commento:
Complimenti per il vostro BLOG di Montagna. Vi sarei Grato se vi uniste al "SIAMO UNA MONTAGNA DI BLOG".Buona Montagna e Felice Vita da Dorino.Mandi
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