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sabato 31 marzo 2012

Prime uscite Corso Alphard

La Scuola intersezionale di alpinismo e scialpinismo “Alphard” nasce nel 1993, dopo svariati incontri tra l'organico della Scuola di Alpinismo di Novi Ligure e quello dei Corsi di Scialpinismo di Alessandria, che coinvolsero altre realtà delle sezioni della Provincia, raggiungendo in tal modo i requisiti necessari.
Il 25 gennaio 1993, durante una riunione del cai di Acqui Terme, si deliberò la costituzione della Scuola intersezionale di Alpinismo e Scialpinismo “Alphard”, dal nome della stella più luminosa della costellazione dell'Idra. L'atteggiamento pressochè unanime fu quello di accogliere accanto all'Alpinismo ed allo Scialpinismo storico, le nuove realtà (arrampicata sportiva, cascate di ghiaccio, snow board, fuori pista) cercando di comprendere le ragioni dell'evoluzione, i timori dell'inquinamento commerciale e i segnali deboli di proiezioni verso il futuro.


Quest'anno mi sono iscritto anch'io al corso, anche se con qualche problemino iniziale relativo all'età e alla firma dei genitori, fortunatamente ormai sorpassato.
Il corso si divide in due moduli, uno relativo essenzialmente all'arrampicata sportivo, l'altro presenta già uscite su roccia e ghiaccio. All'interno del pacchetto sono comprese lezioni teoriche nelle varie sezioni del cai. Le prime due si svolte nella palestra del cai di Valenza ed erano incentrate sull'equilibrio (vari esercizi per lo spostamento del baricentro del corpo sui cecchetti di legno) e nel trovare una posizione di riposo durante l'arrampicata. Successivamente ci hanno fornito corda (prestata dalla scuola) e il manuale di alpinismo su roccia del CAI, e nelle successive lezioni sono stati chiariti i temi della meteorologia, dei gradi di difficoltà in montagna e dell'orografia.
Ovviamente non aspettavo l'ora di fare qualche uscita, per poter apprendere dal vivo tutte le varie manovre e imparare ad arrampicare nel vero senso della parola.
Nella prima uscita siamo andati a Finale, la patria degli arrampicatori, abbiamo fatto qualche tiro di 5° grado e siamo scesi in corda doppia, un'esperienza che ho poi emulato in palestra e che, ora che l'ho assimilata, sono pronto a ripetere il prima possibile perchè è una cosa davvero spettacolare!

Nella seconda uscita invece siamo andati a Traversella, in val Chiusella, non troppo distante da Ivrea; dal parcheggio si arriva al rifugio Piazza in circa 20-25 minuti di cammino su comodo e piacevole sentiero (unica nota negativa i cani delle cascine che hanno abbaiato finché non ce ne siamo andati via).
Io, in quell'occasione, vantavo di un istruttore personale, “Lepre” che ringrazio per tutto quello che mi ha insegnato e fatto fare: monotiri di 5°-6° molto interessanti, di media lunghezza e su roccia davvero bella, non tagliente come quella ligure calcarea. A differenza di quanto mi avevano detto, ho trovato il settore molto bello ed è anche vero, comunque, che si presta bene ai corsi per lo spazio che c'è sia giù che in parete, dove puoi fare sosta, manovra (ci si assicura alla sosta o con la “catena di rinvii” o con un moschettone a ghiera e una fettuccia con cui fare il bocca di lupo) e preparare la doppia.

CORDA DOPPIA:
Il principio della corda doppia consiste nel collocare una corda a metà della sua lunghezza attorno ad un punto fisso in modo che possa poi essere recuperata dal basso, calarsi su di essa e recuperarla tirandone un'estremità. E' ovvio che il tutto, anche se può apparir semplice, deve essere fatto con le massime precauzioni per non incorrere in conseguenze anche fatali.
La manovra comprende le seguenti fasi:
  1. messa in opera dell'ancoraggio
  2. autoassicurazione all'ancoraggio
  3. aggancio della corda all'aggancio stesso
  4. lancio della corda
  5. allestimento della corda per la calata
  6. inserimento della corda nel discensore
  7. discesa con tutti gli accorgimenti relativi
  8. recupero della corda

L'attrezzatura consiste in:
  • 2 cordini (diametro 6-7 mm), uno corto per il nodo autobloccante sulla corda, Prusik o Machard che sia, e uno di 3 metri chiuso con un nodo inglese doppio. Si può anche avere un cordino solo, non chiuso, che serve sia per fare la longe che per mettere la piastrina
  • piastrina Gi-Gi o altro tipo di discensore (secchiello, otto...). La piastrina (che è sostituibile con due moschettoni uguali – freno moschettone) è per me il migliore perchè consente di potersi bloccare durante la calata
  • 4 moschettoni a ghiera: uno per la sosta, due per la piastrina e uno per il nodo autobloccante
Predisposizione del freno moschettone

Il cordino può essere in nylon (in questo caso deve avere un diametro leggermente maggiore), kevlar o dyneema. Nel caso si disponga di un unico cordino, come già accennato, lo si fissa all'imbrago con un nodo otto doppio (o nodo delle guide) facendo in modo che i due rami che escono dal nodo abbiano lunghezza diversa. Uno, lungo circa 1 m, serve per il collegamento alla sosta; l'altro, di 30-40 cm, serve per il collegamento al discensore.
Se si dispone del cordino, o fettuccia precucita di circa 1,40 m, (quella che ho io per esempio) si adotta un metodo alternativo. Si lega il cordino all'imbrago col nodo “a cravatta" anziché il bocca di lupo che potrebbe per disattenzione essere sciolto. Sull'anello chiuso della fettuccia va quindi realizzato, a poca distanza dal fissaggio all'imbragatura, un nodo semplice o a otto in modo da ottenere un'asola sfalsata, nella quale verrà inserito il moschettone collegato al discensore. All'asola terminale si fissa invece, con un nodo barcaiolo facoltativo, il moschettone per la sosta.
Nel caso di un elemento naturale, è sconsigliabile far passare direttamente la corda nell'ancoraggio (per esempio attorno ad un albero) poiché gli attriti che si vengono a creare potrebbero renderne impossibile il recupero ed in ogni caso danneggiare inutilmente la camicia della corda. E' buona norma inoltre diffidare dei cordini o delle fettucce trovati in loco e sostituirli senza indecisioni se si ha anche solo il minimo dubbio circa la loro solidità. Per questo è indispensabile anche avere del materiale in più, che di certo può rallentare la salita, ma può rivelarsi estremamente utile durante le manovre in parete. Se la sosta non è già predisposta, la si può creare con dei nut collegati preferibilmente a una “clessidra”.

DISCESA IN CORDA DOPPIA
  1. preparazione del nodo autobloccante sulla corda, fissato all'imbragatura con moschettone a ghiera
  2. predisposizione del discensore sulla corda a monte dell'autobloccante
  3. collegamento del discensore alla longe
  4. distacco dell'autoassicurazione dalla sosta
  5. discesa

Si deve tenere una mano sull'autobloccante, per farlo scorrere, e utilizzare l'altra per manovrare la corda. Io consiglierei il Machard anziché il Prusik, perchè quest'ultimo, partendo da una bocca di lupo strozza troppo quando si blocca. Durante la discesa si deve mantenere una posizione con le gambe diritte e divaricate e la discesa stessa dev'essere continua e regolare, senza sbalzi o scossoni per non sollecitare l'ancoraggio (è stato verificato infatti che sulla sosta possono venire a crearsi sollecitazioni pari anche a 2-3 volte il peso dell'alpinista). Una volta terminata la discesa, si deve avvisare sempre il compagno che la corda è libera.

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