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sabato 12 novembre 2011

Ferrata "Caprie"

La mia nona ferrata stagionale: il 23 ottobre, con Gino e mia mamma percorro le “Caprie”, ferrata valsusina a un passo dalla famosissima Sacra di S. Michele.
Il tempo non è un granché ma si manterrà comunque stabile per tutta la giornata: cielo grigio e cupo, tipicamente autunnale.
Così, vengono tradite per ben due volte le mie/nostre aspettative: 1 le previsioni annunciavano tempo bello (come no…) 2 il sentiero attrezzato non si è rivelato per niente piacevole e ricco di interesse; una ferrata contraddistinta da roccia scivolosa e infida, pochi appigli per i piedi, mentre per le mani molte fessure invitanti, ferrata a mio parere attrezzata male e con la guaina che si sta staccando dal cavo, oltre che un ponte tibetano iper-ballerino e con il cavo per i piedi che si è smollato assai; in questo modo un cavo per i moschettoni risulta troppo alto e bisogna quindi staccare il moschettone e metterlo sull’altro cavo (il ponte tibetano è lungo 25 metri, è aereo e panoramico e presenta tre cavi).
Insomma, non sarà una ferrata malvagia, ma se comparata a tutte le altre che ho fatto, perde sicuramente interesse.
Ad ogni modo è stata una bella esperienza per mia mamma che, di ritorno da una fresca epicondilite, ha ripreso, a distanza di molti mesi, a fare ferrate.
L’itinerario si suddivide in due settori decisamente contrastanti: il primo, Anticaprie, che non presenta difficoltà alcuna e può essere percorso da chiunque, bambini compresi, poiché non raggiunge mai la verticalità, e il secondo, che, invece, annovera diverse placche e muri verticali, comunque scalinati. In ogni caso la prima parte può essere evitata tramite sentiero che porta direttamente al secondo tratto, “Trapezio di Magia” o “Alto”, e che poi si riprenderà per la discesa.

La ferrata si trova nei pressi dell’abitato di Caprie. Una volta giunti davanti al municipio si prosegue verso la valle costeggiando una pista ciclabile; si lascia poi il campo sportivo alla sinistra per prendere una strada sterrata sulla destra che porta prima ad un raggruppamento di case di recente costruzione, dove si può lasciare la macchina, in seguito, sempre su strada sterrata per un boschetto. Arrivati al cartello con la scritta “Campambiardo” si prosegue dritto ancora qualche secondo fino all’attacco della ferrata, emblematico del primo facilissimo tratto della stessa.
Prende avvio la parete di “Anticaprie”, poco inclinata e senza alcuna difficoltà; in questo tratto si può benissimo cercare di arrampicare su roccia facendo però particolare attenzione a piazzare bene i piedi su una roccia che offre buoni appigli per la mani, ottime fessure, ma ben poco per i piedi. In 10 minuti si arriva sopra le vie corte della falesia (quelle più lunghe arrivano a 4 lunghezze di corda), si affrontano un mini-traverso e due tratti verticali ma tutt’altro che impegnativi, una cengia invasa dalla vegetazione fino alla cima di un promontorio e in seguito alla sommità della prima parete. Da qui, come recita la segnaletica, si può scendere su evidente mulattiera o continuare con un sentiero nel boschetto.

Si arriva dunque alla base della parte alta della via ferrata dove inizia la parte più interessante della medesima: si oltrepassano una serie di placche scalinate e muri verticali per circa 150 metri di dislivello, fino a raggiungere il ponte tibetano, aereo e ballerino, volendo evitabile per sentiero spinoso.
Fin qui nulla da aggiungere se non il fatto che il maltempo non ci abbia consentito di vivere appieno la nostra giornata e ci abbia offuscato il panorama sulla vallata che da queste parti è di prim’ordine.
Ancora una placca scalinata che precede un’altra placca molto semplice e finisce la ferrata. Unica nota positiva il “poggia-macchina fotografica” al termine della via attrezzata e la simpatica presenza di un diario dove annotare le proprie sensazioni sulla ferrata.

La discesa si effettua prima per sentiero poi per mulattiera che conduce alla base della ferrata stessa in 30 minuti.
Consiglio a chi sia in zona e non si accontenti di questa ferrata, di rifare la Sacra, davvero a due passi, o qualche orrido, sicuramente più emozionante.
La Sacra di San Michele avvolta nella nebbia

Ciao alla prossima!!

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